7 Novembre, 2026 Cesenatico

Cesenatico e i furti di bici: la partita è davvero persa?

A Cesenatico il furto di biciclette non è più un fatto di cronaca: è una routine. Un problema piccolo e insieme enorme, perché intacca la fiducia di chi si muove in bici, di chi lavora, di chi vive la città come dovrebbe essere vissuta. 

E infatti basta poco a ricordarcelo: due giorni fa, sul lungomare Carducci, il titolare di una lavanderia si è ritrovato dietro l’attività due biciclette “parcheggiate” con troppa disinvoltura per non raccontare una storia già vista. Presumibilmente rubate. 

Ora arriva l’estate, e con lei il copione: nei weekend i ladri si faranno risentire, puntuali come una marea. Poi le foto sui social, gli appelli, la speranza appesa a un manubrio riconosciuto per caso. Spesso invano. A volte si cerca un “relitto” da cinquanta euro, altre volte un mezzo da migliaia di euro: le e-bike, soprattutto, hanno già pagato un prezzo altissimo nelle estati passate.

Il punto, però, è un altro: la sensazione diffusa è che la partita sia considerata persa. Forze dell’ordine e istituzioni politiche sembrano limitarsi al minimo sindacale, ovvero alle raccomandazioni ripetute fino allo sfinimento. “Legatela bene”, “non lasciatela lì”, “comprate una catena seria”. Consigli utili, certo. Ma quando l’unica strategia è spostare la responsabilità sul cittadino, significa che il “senso dello Stato”, in qualche modo, sta arretrando.

Eppure esistono alternative. Bologna ha scelto una strada concreta: velostazioni protette, accessibili tramite app, attive 24 ore su 24, con videosorveglianza e servizi per chi pedala davvero (ricarica e manutenzione). Un investimento, sì. Ma anche un messaggio: la bici non è un passatempo, è mobilità. E la mobilità si tutela con infrastrutture, non con slogan.

Cesenatico ama definirsi “città della bicicletta”. Benissimo. Ma allora serve la maturità di affrontare il tema come si affronta un servizio pubblico: parcheggi sicuri in punti strategici, accordi con stazione e aree turistiche, un progetto chiaro, magari sperimentale, ma visibile. Costa? Certo. Però se ripetiamo che la bici è identità, turismo, sostenibilità, allora un investimento per proteggerla non è un lusso: è coerenza.

La domanda è semplice e inevitabile: se a Bologna si può fare, perché a Cesenatico no?

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Redazione

Redazione

La nostra redazione è composta da appassionati di Cesenatico e della sua comunità, che con dedizione e passione si impegnano a raccontare storie, eventi e novità che animano la nostra realtà locale.