La recente querelle a Cesenatico – dove la scelta di “Sing for the Climate” sulle note di “Bella ciao” ha diviso i genitori degli alunni della scuola di viale Torino e parte dell’opinione pubblica – non è affatto un caso isolato. Comunque la pensiate, in Italia, negli ultimi anni, l’uso di “Bella ciao” in contesti scolastici ha più volte sollevato dibattiti e proteste.
Un precedente eclatante risale al 2019 a Milano, dove una scuola inserì “Bella ciao” in una recita, scatenando lamentele di genitori e interventi politici. Nel 2021 a Bologna una scuola si ritrovò al centro di una polemica simile: alcuni genitori chiesero che la scuola rimanesse neutrale, mentre altri difesero il valore storico della canzone.
Il copione si è ripetuto a Verona nel 2022, dove l’inserimento di “Bella ciao” in un progetto scolastico ha diviso la comunità tra chi la considerava un canto di libertà e chi un simbolo di parte. Un altro caso si è verificato a Piacenza nello stesso anno: una performance scolastica su “Bella ciao” portò a interventi persino in consiglio comunale.
Questi precedenti mostrano come ogni volta che “Bella ciao” entra a scuola, riemergano le stesse tensioni. Il caso di Cesenatico, dunque, non è che l’ultimo capitolo di un dibattito che, ogni volta, riaccende la questione della neutralità della scuola e del suo ruolo educativo.