Cesenatico non è stata soltanto mare, pesca, turismo e Porto Canale. È stata anche una piccola capitale dell’arte romagnola, capace di attirare pittori, incisori, mosaicisti e sperimentatori. Alcuni sono ancora ricordati dagli appassionati, altri sopravvivono nelle case, nelle collezioni pubbliche, nei cataloghi, nei murales o nei racconti di chi li ha conosciuti. Ma per il grande pubblico rischiano di diventare nomi in dissolvenza.
Il primo nome è quello di Tonina Cianca, nata a Cesenatico nel 1930 e scomparsa nel 2012. Pittrice, disegnatrice e poetessa, iniziò a dipingere negli anni Sessanta tra Cesenatico e Roma, poi trovò nell’incisione e nell’incontro con Zancanaro una spinta decisiva. Le sue “ovarole”, figure femminili sospese tra sogno, memoria e ironia, restano tra le immagini più personali nate in città.
Cesenaticense era anche Anna Maria Nanni, nata il 30 maggio 1937 e scomparsa nel 2021. Pittrice, ceramista, scultrice, mosaicista e insegnante, ha attraversato decenni di arte con una ricerca cromatica raffinata. A lei Cesenatico deve anche una delle edizioni più poetiche delle “Tende al Mare”, trasformate in un racconto di colori, spiaggia e identità.
Tra i nomi da recuperare c’è poi Gastone Mercuriali, nato a Cesenatico nel 1935 e morto nel 2016. Autodidatta, pittore e disegnatore, ha raccontato il quotidiano con uno sguardo originale: volti, figure femminili, nature morte, ma anche oggetti minimi, quasi scarti della vita, elevati a pittura. I suoi murales sulle mura del convento restano una delle tracce più riconoscibili della sua mano.
Diverso il caso di Walter Masotti, non nato a Cesenatico ma diventato cesenaticense d’adozione. Nato a Faenza, visse e lavorò a lungo qui, dove morì nel 1997. Il Porto Canale, le vele, le case, le luci dell’acqua furono il suo alfabeto. Marino Moretti lo definì, con affetto, il vero poeta pittorico di Cesenatico. Molte sue opere sono ancora nelle case della città.
Tra gli artisti viventi legati a Cesenatico c’è Alan Gattamorta, nato a Boston nel 1953 e da molti anni residente e attivo in città. Pittore, disegnatore e mosaicista, ha portato avanti una ricerca silenziosa e colta, fatta di sguardi laterali, figure, dettagli e composizioni che sembrano marginali ma diventano racconto.
Anche Maurizio Delvecchio, nato a Basilea nel 1962 da famiglia italiana, vive e lavora a Cesenatico. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, ha partecipato anche al Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011. La sua pittura, riconoscibile per figure femminili, paesaggi urbani e atmosfere sospese, appartiene a pieno titolo alla geografia artistica cittadina.
Cesenaticense di nascita è invece Enrico Bartolini, in arte Berico, nato nel 1953. Formatosi all’Accademia di Ravenna, ha legato il proprio nome a una ricerca particolarissima sulle vele, sui colori naturali, sull’acqua di mare e sulla tradizione marinara dell’Alto Adriatico. Un artista che ha trasformato la memoria del mare in linguaggio contemporaneo.
Infine Gilberto Olivi, artista legato a Cesenatico e presente nel patrimonio della Galleria comunale. La sua vicenda è singolare: ragioniere, stilista mancato, pittore per destino. In un’intervista raccontò di aver scelto Cesenatico rifiutando altre strade professionali. La sua pittura astratta, costruita su equilibri di colore quasi matematici, è un altro tassello di questa città che spesso dimentica di essere stata anche una bottega d’arte a cielo aperto.
Otto nomi, otto strade diverse, un unico filo: Cesenatico. Forse non basta conservarne le opere. Bisogna tornare a raccontarle.