A Cesenatico, con l’avvicinarsi di dicembre, si ripete un rito che alimenta puntualmente qualche polemica: la colletta per le luminarie di Natale.
Il Comune, infatti, copre soltanto gli allestimenti sul porto canale – compresi il Museo della Marineria e via Anita Garibaldi – lasciando il resto ai comitati di zona e alle associazioni turistiche (come “Carducci Live” ad esempio) che dall’ente pubblico ricevono ogni anno dei finanziamenti. Le categorie, Confesercenti e Confcommercio, ovviamente, non intervengono nella copertura delle spese.
In questo spazio grigio nascono entusiasmi e frizioni. Le quote non sono uniformi: sul Lungomare Carducci, ad esempio, quest’anno si chiedono 100 euro (gli altri anni 150); nelle attività di via Saffi la richiesta scende da 60 a 80. Cifre non astronomiche, certo, ma che pesano su un tessuto commerciale fragile, fatto di stagionalità e bilanci sempre più stretti.
La partecipazione alla raccolta, va detto, è facoltativa. Non c’è norma che obblighi un titolare a contribuire e questo alimenta discussioni in assemblea e sui gruppi.
C’è chi paga convinto che la città illuminata debba essere un investimento condiviso: più atmosfera, più gente in giro, un ritorno diffuso. Ma c’è anche chi rinuncia, per principio o necessità, rivendicando il diritto a non finanziare ciò che non può permettersi o che – a suo dire – per un principio di equità, dovrebbe spettare all’ente pubblico.
Ad increspare le acque contribuisce talvolta l’organizzazione. In alcune zone – non in tutte – il contributo non si accompagna a una ricevuta formale né alla locandina “qui si è contribuito” da esporre in vetrina; dettagli che diventano grandi quando si chiede fiducia e denaro.
I comitati, dal canto loro, ricordano che i fondi comunali per le iniziative di quartiere non bastano a coprire l’intero calendario e che la colletta serve a “fare qualcosa di più”: mercatini, eventi, magari un piccolo concerto.
Il punto è qui: nella distanza tra il bisogno di una cornice luminosa che faccia comunità e le fatiche di chi quella cornice dovrebbe finanziarla. Servirebbero trasparenza nei conti, criteri omogenei, comunicazioni puntuali; servirebbero anche ascolto e pazienza, perché l’adesione non è un dovere civile ma una scelta.
Cercare un equilibrio – tra chi contribuisce e chi no, tra ciò che il Comune “può” fare e ciò che il privato “vuole” fare – è il modo per trasformare una colletta in un gesto davvero condiviso. E se le luci di Natale nascono per accendere le strade, la sfida è evitare che spengano i rapporti.