Cesenatico piange, a modo suo, Robert Redford, scomparso ieri a 89 anni nello Utah.
L’addio al “leone gentile” di Hollywood – attore e regista due volte premio Oscar – risuona anche qui, sul lungomare Carducci, in un angolo che abbassa simbolicamente le luci: il Cafè degli Artisti di Mario Magnani. È il bar di famiglia del fotografo Arnaldo Magnani, nato a Sala di Cesenatico, per decenni tra i paparazzi italiani più attivi a New York.
Da quell’obiettivo sono passati volti che hanno fatto la storia del cinema, e tra questi non poteva mancare Robert Redford. C’è un fotogramma che oggi torna in mente più di altri: 15 marzo 2009, Madison Avenue, New York. Magnani coglie Robert Redford mentre passeggia con la compagna (poi moglie) Sibylle Szaggars, in una naturalezza urbana che appartiene solo ai grandi attori fuori dal set. Uno scatto pubblicato con credit Arnaldo Magnani/Getty Images: il passo rilassato, lo sguardo laterale, l’eleganza senza sforzo, il sorriso strafottente. Una miniatura di umanità capace di attraversare gli oceani e di arrivare fin qui, sulla riva adriatica, come una cartolina.
Quel legame fra Cesenatico e Hollywood divenne pubblico nel 2017, quando la città dedicò a Magnani la mostra “Hollywood a Cesenatico” alla Galleria comunale d’arte “Leonardo da Vinci”: pareti e teche che riportarono in Riviera l’eco dei red carpet. Tra i soggetti fotografati, anche Robert Redford: non la cronaca ufficiale, ma la misura discreta di un uomo che ha attraversato decenni di cinema con charme e rigore civile, da “Butch Cassidy and the Sundance Kid” a “La stangata”, da “Tutti gli uomini del presidente” alla regia di “Ordinary People”.
Per questo, oggi, il lutto qui è condiviso. Nel racconto di Mario Magnani e nella memoria del Cafè degli Artisti si intrecciano la Romagna dei porti e la New York dei marciapiedi: il mestiere dello sguardo, la pazienza dell’attesa, la fortuna di un incontro.
Se a Park City Redford ha protetto il cinema indipendente, a Cesenatico un bar di quartiere e una galleria civica ne conservano un riflesso: la traccia di uno sguardo. E nel riflesso lucido di quella stampa di Madison Avenue, sembra ancora di vedere Redford sorridere, mentre il traffico scorre: un sorriso che ci ricorda quanto il cinema – quando è grande – sa trasformare la vita quotidiana in memoria condivisa.