22 Settembre, 2026 Cesenatico

Cesenatico Servizi, bilancio 2026 in equilibrio: ricavi da 5,1 milioni, utile simbolico e due immobili “chiave”

C’è un numero che sintetizza meglio di altri il bilancio previsionale 2026 di Cesenatico Servizi srl: 74 euro. È l’utile di esercizio atteso, praticamente simbolico, e racconta – come sempre – una scelta di fondo: costruire un documento “in pareggio”, coerente con gli indirizzi di sostenibilità economica, ma anche segnato da un contesto di costi strutturali e aumenti generalizzati che negli ultimi anni hanno inciso non poco su materiali, energia e soprattutto appalti esterni. 

Il previsionale indica ricavi complessivi per 5.126.300 euro, somma che include 5.094.985 euro di ricavi e una componente finanziaria che completa il quadro. La struttura delle entrate, però, conferma una caratteristica centrale: la dipendenza dal socio unico. Oltre il 90% dei ricavi è legato al Comune, con 3.656.940 euro derivanti dai corrispettivi dei servizi di manutenzione ordinaria di verde pubblico, strade-arenili e global service edifici, a cui si aggiungono 90.468 euro per attività di supporto allo sportello del canone unico e all’ufficio tributi. 

È un assetto che offre stabilità e prevedibilità, ma al tempo stesso riduce la diversificazione: la solidità del bilancio è strettamente connessa alle scelte dell’ente, ai corrispettivi deliberati e alle eventuali integrazioni richieste in corso d’anno. Nel documento la società segnala infatti maggiori corrispettivi consolidati per 207.337 euro per implementazioni di attività richieste dal Comune, dai maggiori sfalci alla segnaletica, fino al salvamento delle spiagge libere e alla manutenzione di nuove opere pubbliche ed edifici trasferiti alla gestione della partecipata.

Accanto al “cuore” dei servizi in house, il bilancio mette in evidenza gli asset più rilevanti e, con essi, alcune partite strategiche. La prima riguarda l’immobile “Vena”, in Viale De Amicis, entrato nel perimetro aziendale con la fusione per incorporazione dell’ex controllata Vena srl. È un bene che pesa nei conti perché viene contabilizzato come rimanenze di magazzino per 1.050.000 euro, cioè come immobile destinato alla rivendita. La relazione spiega che l’immobile era legato a un progetto di riqualificazione dell’area “vena mazzarini” poi ritenuto non attuabile; di conseguenza, oggi resta un asset importante “sulla carta”, ma con una redditività annuale minima: nel 2026 sono previsti ricavi diretti per 2.500 euro e costi connessi a messa in sicurezza e oneri come assicurazioni e imposte. In altre parole, “Vena” rappresenta valore patrimoniale, ma anche immobilizzo gestionale: la sua capacità di trasformarsi in risorsa dipenderà da scelte future, non dal 2026.

Di segno diverso, invece, la partita del Bagno Marconi, stabilimento balneare di proprietà concesso in locazione e prorogato fino al 31 dicembre 2026. Qui i numeri sono più concreti: 223.142 euro di ricavi da canone e un margine positivo di 107.641 euro dopo l’attribuzione delle spese generali. Ma soprattutto il bilancio colloca il Bagno Marconi dentro una fase di transizione: nel 2025 sono state rilasciate nuove concessioni demaniali 2025-2044 per l’area del bagno e per l’area “ex Baracca”, e a gennaio 2026 è stato affidato l’incarico per il progetto di fattibilità tecnico-economica della ristrutturazione edilizia. La società ha annunciato inoltre un bando a evidenza pubblica per l’assegnazione del compendio immobiliare. È un passaggio che può incidere sulla capacità di generare entrate non dipendenti dai contratti comunali, ma che richiede anche una gestione amministrativa e legale attenta: nel previsionale sono previsti costi di consulenze legali legati anche a una diffida ricevuta dal conduttore, e un accantonamento di 20.000 euro per manutenzioni straordinarie previste dal contratto di locazione.

La fotografia economica, però, resta dominata dai costi. Al netto dell’effetto neutro delle rimanenze “Vena” (1,05 milioni sia tra iniziali sia tra finali), l’ossatura delle spese è composta da tre blocchi principali: costo del personale per 1.811.994 euro, costi per servizi/appalti per 1.438.689 euro, e poi materiali, utenze, automezzi, consulenze e ammortamenti. La società sottolinea che il costo dei servizi è superiore di circa 200.000 euro rispetto al budget 2025 per l’implementazione di alcune attività e per l’aumento delle risorse esterne; il personale cresce anche per rientri e piena annualizzazione di operai assunti nel 2025. L’organico indicato al 1° gennaio 2026 è di 33 dipendenti più addetti intermittenti, con assunzioni previste per sostituzioni (tra cui figure tecniche e operative) e un contesto contrattuale sindacale in evoluzione.

Quando si entra nei servizi, emerge un dato che aiuta a leggere l’equilibrio complessivo: i margini non sono omogenei. Il verde pubblico chiude in positivo, con un margine di 198.392 euro dopo l’impatto delle spese generali, sostenuto anche da incrementi di corrispettivo per implementare sfalci e coprire adeguamenti prezzi su appalti. Strade/arenili e global service edifici, invece, presentano margini negativi dopo le spese generali (rispettivamente -140.884 e -141.300 euro), in un quadro di attività crescenti e costi esterni significativi: dalla segnaletica al salvamento nelle spiagge libere e alla duna di protezione, fino a pulizie, certificazioni e gestione calore per gli edifici. Anche la gestione degli impianti pubblicitari chiude con un margine negativo (-16.836 euro) e porta con sé un elemento di incertezza amministrativa: la concessione risulta scaduta e prorogata anno per anno in attesa del riaffidamento definitivo.

In questo contesto, la scelta sugli investimenti appare poco scenografica ma decisiva: circa 270.600 euro destinati soprattutto al rinnovo del parco mezzi e delle attrezzature del verde, con sostituzioni di mezzi vetusti e acquisto di macchinari utili per lavorazioni di precisione e per reggere le numerose ore di lavoro. È una spesa che non aumenta direttamente i ricavi, ma può ridurre guasti, manutenzioni correttive e inefficienze, cioè proprio quelle variabili che in un bilancio “senza cuscinetto” diventano rischi immediati.

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