Ci sono provvedimenti che valgono milioni di euro e altri che, invece, fanno sorridere per la loro modestia. È il caso della determina approvata ieri dal Comune di Cesenatico con cui viene impegnata la somma di 5,88 euro da rimborsare al Comune di Milano.
Sì, avete letto bene: cinque euro e ottantotto centesimi. Non una cifra dimenticata in fondo a un cassetto, ma un vero e proprio atto amministrativo, corredato da richiami normativi, riferimenti al bilancio, pareri tecnici, controlli contabili e firma digitale.
Il motivo? Milano ha notificato, per conto del Comune di Cesenatico, un accertamento esecutivo relativo a un’occupazione di suolo pubblico risalente addirittura al 2018. La legge stabilisce che il Comune richiedente debba rimborsare le spese sostenute dall’ente che ha materialmente eseguito la notifica. E così è stato.
Naturalmente nessuno mette in discussione la correttezza della procedura: le norme esistono proprio per garantire che ogni amministrazione recuperi le spese sostenute. Tuttavia, è difficile non rimanere colpiti dal fatto che per una cifra inferiore al costo di una colazione al bar si debba attivare un’intera macchina burocratica fatta di protocolli, determinazioni, impegni di spesa, controlli e pubblicazioni all’albo pretorio.
Viene spontaneo chiedersi quanto possa costare, in termini di tempo e di lavoro degli uffici, predisporre un provvedimento di diverse pagine per autorizzare un rimborso di appena 5,88 euro. Probabilmente molto di più della somma stessa.
È il ritratto di una pubblica amministrazione che, nel nome della precisione e della trasparenza, non lascia nulla al caso. Anche quando in gioco ci sono pochi spiccioli. Perché in Italia la burocrazia, nel bene e nel male, ha una caratteristica tutta sua: tratta allo stesso modo i cinque euro e i cinque milioni.