Mentre si attende la presentazione ufficiale del cosiddetto “bando tipo” per le concessioni demaniali marittime, lungo la Riviera romagnola il clima è già teso. Le anticipazioni circolate nelle ultime settimane hanno acceso il dibattito tra imprenditori balneari e amministratori locali, entrambi chiamati a confrontarsi con un passaggio delicato e potenzialmente dirompente.
A sollevare le prime perplessità è Simone Battistoni, vicepresidente nazionale del Sib Confcommercio e presidente della cooperativa stabilimenti balneari di Cesenatico. Secondo Battistoni, la bozza del documento presenta diversi punti critici: «Non viene garantito un pieno riconoscimento degli investimenti effettuati negli ultimi anni, spesso sostenuti con mutui importanti. Il rischio è che molte imprese, in gran parte familiari, si ritrovino senza adeguate tutele».
Tra le lacune evidenziate figurano anche “l’assenza di criteri chiari sul valore d’impresa, il mancato riconoscimento dei servizi gratuiti offerti agli utenti e la poca attenzione a strutture e attrezzature”. Inoltre, restano poco definiti elementi centrali come il peso dell’esperienza, la valutazione dei progetti, l’incidenza delle tariffe e il numero massimo di concessioni per operatore.
Dal punto di vista istituzionale, il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli condivide le preoccupazioni. «Siamo in ritardo e mancano risposte su questioni fondamentali, a partire dai criteri di valutazione tecnica», osserva. Uno dei nodi principali riguarda la continuità dei servizi: «Non è chiaro come i Comuni possano garantirla durante procedure così complesse, soprattutto se gli indennizzi coprono solo investimenti non ammortizzati».
Il timore è concreto: eventuali interruzioni anche brevi potrebbero compromettere un sistema turistico che si fonda proprio sulla qualità e stabilità dell’offerta balneare. In un territorio come la Riviera, caratterizzato da strutture articolate e servizi avanzati, ogni incertezza rischia di tradursi in un danno economico rilevante.
A rendere il quadro ancora più complesso è l’assenza di una normativa nazionale organica. Senza indicazioni precise, i Comuni dovranno gestire centinaia di procedure con il pericolo concreto di ricorsi e contenziosi.
Il “bando tipo”, nato con l’obiettivo di uniformare le regole, rischia così di aprire una nuova fase di incertezza anziché risolverla.