In attesa che anche a Cesenatico le procedure per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime vengano finalmente pianificate e organizzate con un cronoprogramma credibile, in giro per l’Italia si intravedono già i primi “segnali di fumo”.
Le località che hanno avviato o concluso diverse gare stanno infatti cominciando a fare i conti con un dato ormai evidente: la normativa è complessa, i criteri di valutazione sono delicatissimi e il rischio di ricorsi al Tar – con effetti a cascata – è tutt’altro che teorico.
L’ultimo caso di Imperia, e in particolare della concessione dello stabilimento “Sogni d’Estate” a Oneglia, lo dimostra in modo plastico.
Qui il Tribunale amministrativo regionale della Liguria ha annullato l’aggiudicazione di una gara quindicennale, disponendo una nuova valutazione su specifici criteri contestati.
In sostanza, pur riconoscendo la validità di buona parte della documentazione presentata dal raggruppamento vincitore, i giudici hanno ritenuto decisivi due profili: l’attribuzione del punteggio massimo per l’esperienza tecnico-professionale, giudicata sproporzionata rispetto a quanto dimostrato, e una valutazione non adeguatamente differenziata sulle opere di difesa della costa, anche alla luce delle carenze nel piano economico-finanziario su voci di spesa specifiche.
Tradotto: basta una “crepa” nella griglia dei punteggi, un passaggio poco motivato o una voce economica non dettagliata per trasformare una graduatoria in un campo minato. Ed è qui che la case history di Imperia diventa un avvertimento anche per Cesenatico. Perché quando le gare sono costruite su criteri tecnici e finanziari sofisticati, l’errore non è solo possibile: è probabile. E ogni errore può innescare un cortocircuito.
Il punto, allora, non è se arriveranno ricorsi, ma quanto il sistema locale – uffici, commissioni, tempi amministrativi – sia pronto a reggerli senza andare in affanno. Se le cose non vengono fatte nel modo più preciso possibile, “a prova di Tar”, il rischio di un blocco burocratico è davvero importante: procedure che si allungano, stagioni appese all’incertezza, investimenti congelati e Comuni costretti a rincorrere emergenze anziché governare il processo.
La lezione è chiara: prima di partire, serve una pianificazione ferrea e regole applicate in modo impeccabile. Perché la complessità, ormai, non perdona.