Mentre in Romagna, da Cesenatico agli altri comuni della costa, si resta in attesa del bando-tipo nazionale sulle concessioni balneari, nelle Marche il clima è già arrivato al punto di rottura.
Se lungo la Riviera romagnola prevale ancora una fase di sospensione, con amministrazioni e operatori in attesa di capire quali saranno le regole definitive per le future gare, poco più a sud la categoria alza apertamente la voce.
Il nodo è lo stesso: le linee guida nazionali che dovranno orientare i Comuni nella riassegnazione delle concessioni entro il 30 settembre 2027. Ma nelle Marche il bando-tipo viene già respinto senza mezzi termini. Giuseppe Ricci, presidente di ITB Italia, lo definisce “carta straccia” e chiede alla politica di concentrarsi non sugli indennizzi, ma sulla tutela delle imprese esistenti.
La misura degli indennizzi per i concessionari uscenti, calcolati sugli investimenti non ancora ammortizzati, non convince infatti gli operatori. La richiesta è un’altra: “Garantire continuità lavorativa a chi, spesso da decenni, gestisce stabilimenti, ha investito nelle strutture e ha costruito attività familiari”.
Sulla stessa linea gli altri imprenditori che ricordano i costi sostenuti in passato per subentrare nelle concessioni. Per i balneari, l’idea di andare all’asta e rischiare di perdere tutto viene vissuta come “una prospettiva inaccettabile, quasi un esproprio”.
La Romagna osserva, ancora in attesa. Ma lo strappo marchigiano segnala che il confronto sulle concessioni è entrato in una fase nuova, più tesa e meno disponibile alla mediazione. Decisiva potrebbe essere anche la pronuncia attesa dalla Cassazione il 12 maggio, chiamata a chiarire alcuni aspetti di una materia che resta complessa e controversa.