“Una vetrina che si spegne non lascia soltanto un locale vuoto. Toglie un servizio al quartiere, un punto d’incontro ai residenti, un motivo per frequentare una strada”. È da questa preoccupazione che parte l’appello di Augusto Patrignani, presidente di Confcommercio Cesenate, che sollecita “un’alleanza con i Comuni per contrastare la scomparsa delle attività di vicinato”.
“I negozi di vicinato non sono semplicemente saracinesche alzate, ma rappresentano il vero cuore battente delle nostre comunità: se si spegne la rete commerciale su strada, a morire è l’identità stessa delle città”, afferma Patrignani.
A riportare il tema al centro del confronto è stato “inCittà: Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, appuntamento del progetto nazionale Cities promosso da Confcommercio. I numeri richiamati dall’associazione descrivono un fenomeno esteso: negli ultimi anni sono scomparse in Italia oltre 156mila imprese commerciali, mentre i locali sfitti superano quota 460mila, circa uno su sei. I canoni non percepiti valgono, secondo le stime presentate, 4,4 miliardi di euro all’anno.
Per Confcommercio, tuttavia, il costo va oltre gli affitti perduti: “La chiusura delle attività – evidenzia – impoverisce le relazioni, riduce i servizi e può favorire abbandono e percezione d’insicurezza”.
La risposta proposta dal presidente nazionale Carlo Sangalli è un Piano d’azione territoriale per la prossimità: ai Comuni la regia degli interventi, all’associazione il contributo della conoscenza delle imprese e delle singole realtà commerciali. Gli obiettivi sono “favorire nuove aperture, recuperare i locali vuoti e sostenere le attività esistenti”. Al Governo viene chiesto un fondo nazionale dedicato ai Comuni che realizzeranno questi progetti.
Patrignani invita a raccogliere la proposta anche nel Cesenate. “Facciamo nostra la proposta del presidente Sangalli per costruire subito insieme ai nostri amministratori locali un Piano d’azione territoriale per la prossimità”. Perché, sottolinea, “le sole infrastrutture o i finanziamenti per le opere pubbliche non bastano se attorno manca la vitalità economica: la vera rigenerazione urbana è prima di tutto rigenerazione umana”.
Il prossimo passaggio sarà il 16 novembre, quando Confcommercio consegnerà simbolicamente le chiavi dei negozi ai sindaci: un gesto per chiedere impegni concreti sul futuro del commercio e delle comunità.