22 Settembre, 2026 Cesenatico

Confesercenti: “A Cesenatico i negozi sono tutti uguali”

A Cesenatico il commercio ha perso la sua identità. Lo dice senza giri di parole Lorena Della Motta presidente di Confesercenti Cesenatico, che mette al centro un concetto semplice ma brutale: “I negozi in città sono diventati tutti uguali”. 

Vetrine simili, assortimenti ripetuti, format che si clonano nel raggio di poche decine di metri. “È l’effetto – spiega – di una liberalizzazione delle licenze che, col senno di poi, ha generato soprattutto effetti negativi: ha favorito l’apertura indiscriminata di attività dalla bassa differenziazione e spesso dalla professionalità insufficiente. Il risultato è un appiattimento della qualità che indebolisce l’immagine della città e l’esperienza dei visitatori”.

Dopo la spinta post-Covid ai pubblici esercizi, la torta non è cresciuta: si è solo divisa in più fette. Con gli stessi flussi di clientela e più insegne in concorrenza, la redditività si è assottigliata fino a far saltare anche attività apparentemente solide” “Senza margini nessuna impresa può reggere: così si alimenta la desertificazione commerciale”, avverte Della Motta. Le vetrine vuote spengono le strade, minano la percezione di sicurezza e impoveriscono la cartolina della località.

Il confronto con il passato è impietoso: i negozi storici, presidi di accoglienza e competenza, lasciano il posto a aperture mordi-e-fuggi, che arrivano, provano e spesso chiudono. “Non è solo una questione estetica: quando l’offerta si ripete e scade, il turista non trova ciò che cerca e l’intero sistema perde attrattività”, sottolinea. La monocultura di merceologie poveramente differenziate si riflette anche sul clima della città: “Si crea tristezza, non vitalità”.

Che fare? Per Confesercenti servono tre mosse. Primo: regole più esigenti: “Può sembrare paradossale, ma senza paletti non si preserva la qualità. Occorrono criteri sull’insediamento, limiti alle duplicazioni seriali, requisiti minimi di servizio”. Secondo: formazione e abilitazioni per alzare il livello professionale, anche reintroducendo prove e percorsi che certifichino competenze reali, lingua inclusa per chi arriva dall’estero. Terzo: sostegni selettivi al commercio di prossimità e alle attività storiche, per favorire rinnovi, innovazione, nuove specializzazioni e un’offerta davvero varia.

“Il negozio sotto casa non è il fanalino di coda: è luce accesa sulla strada, presidio sociale e tassello dell’accoglienza romagnola”, conclude Della Motta. 

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