Bologna si era preparata da mesi a queste Finals: una settimana di grande tennis, otto nazionali in lotta per l’Insalatiera, l’Italia campione in carica lanciata verso un clamoroso tris. Dal 18 al 23 novembre, tra la nuova SuperTennis Arena di BolognaFiere e gli eventi diffusi in città, erano attesi oltre 70mila spettatori, con alberghi pieni e pacchetti venduti in tutta la regione.
Molti di quei biglietti sono stati comprati con un’idea precisa in testa: vedere Jannik Sinner dal vivo, magari contro Carlos Alcaraz, il duello che ha già riscritto il tennis di questi anni. Invece l’altoatesino ha scelto di fermarsi dopo una stagione massacrante, rinunciando alla Davis per ricaricare le batterie in vista del 2026.
Pochi giorni dopo è arrivato anche il forfait di Lorenzo Musetti, logorato dalle ultime settimane e con un figlio in arrivo: motivi fisici e familiari che lo hanno spinto, insieme al capitano Volandri, a dire no a Bologna nonostante fosse inizialmente nella lista dei convocati.
Quando la città stava ancora digerendo l’assenza dei suoi azzurri più amati, è caduta l’ultima tegola: Carlos Alcaraz non giocherà la Final 8 per un edema muscolare al bicipite femorale destro, conseguenza dell’infortunio rimediato alle ATP Finals di Torino. Il numero 1 del mondo ha annunciato sui social la rinuncia, spiegando di dover seguire il parere dei medici.
Risultato: chi era salito sul treno da Cesenatico all’alba, chi ha organizzato pullman dalla Romagna, chi ha fatto sacrifici per un abbonamento “premium” si ritrova davanti a un torneo tecnicamente prestigioso, ma improvvisamente depotenziato dal punto di vista emotivo. Nessuno rimborso, ovviamente: il biglietto è per l’evento, non per i singoli giocatori. Ma la sensazione diffusa, nei bar di Bologna come nei gruppi WhatsApp dei circoli tennis di provincia, è di una promessa non mantenuta.
A salvare la faccia dell’evento restano i nomi di Matteo Berrettini, Lorenzo Sonego, Flavio Cobolli e della coppia di doppio Bolelli-Vavassori, chiamati a difendere il titolo senza la copertura mediatica garantita da Sinner e Musetti. Accanto a loro, Zverev, De Minaur e gli altri big delle sette nazionali ospiti tengono alto il livello tecnico, ma non cancellano la delusione.
Bologna farà comunque quello che sa fare meglio: riempire le tribune, colorare le piazze, trasformare la Davis in una festa collettiva. Però, tra un “Forza Italia” e l’altro, resterà la domanda che circola già sotto i portici: questa era davvero la Coppa Davis che ci avevano promesso?