Estendere le misure di contenimento dei cormorani anche alle acque libere e ai laghi di pesca sportiva, oggi esclusi dagli interventi consentiti, e avviare un coordinamento nazionale sulla gestione della specie. È la richiesta avanzata dall’assessore all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, Alessio Mammi, in una lettera inviata ai ministri Francesco Lollobrigida e Gilberto Pichetto Fratin.
La Regione punta inoltre all’istituzione di un tavolo tecnico nazionale per arrivare a un Piano di vigilanza sul cormorano, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra la tutela dell’avifauna e la salvaguardia della biodiversità ittica autoctona, oltre che delle attività economiche e sociali connesse alla pesca.
Tra le priorità indicate anche un nuovo piano regionale da sottoporre a Ispra per il parere di competenza. L’intenzione è ampliare le azioni già in vigore oltre il solo ambito dell’acquacoltura, includendo anche i laghi di pesca sportiva, considerati un presidio importante soprattutto nelle aree interne.
Il cormorano è una specie protetta dalla legge 157 del 1992 e dalla direttiva europea 2009/147/CE, ma la normativa consente deroghe in casi eccezionali, come la presenza di danni gravi alle produzioni. In Emilia-Romagna dal 2021 è attivo un Piano quinquennale di controllo, fondato soprattutto su misure dissuasive e, in casi specifici, su interventi di prelievo affidati a personale formato.
“Nonostante l’impegno già profuso, la pressione esercitata dalla specie continua a gravare su ecosistemi acquatici già messi alla prova dai cambiamenti climatici e dalle specie invasive”, sottolinea Mammi. “Serve una riflessione più ampia, perché il problema riguarda diverse regioni italiane”.