Sono online le dichiarazioni dei redditi 2024 dei parlamentari italiani e lo sguardo sulla rappresentanza dell’Emilia-Romagna restituisce cifre robuste, ben sopra la media dei contribuenti che gli eletti sono chiamati a rappresentare.
Il dato più alto tra i parlamentari della regione è quello del deputato modenese Stefano Vaccari (Pd), con 200.235 euro complessivi. Lo segue l’ex sindaco di Bologna Virginio Merola (Pd), oggi deputato, con 151.435 euro.
Sul podio allargato entra il senatore riminese M5S Marco Croatti, che dichiara 126.237 euro lordi (parte dei quali, come da statuto, girati al Movimento), mentre il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami si attesta a 121.859 euro. Tra i dem emiliano-romagnoli spicca anche Matteo Richetti (Azione) con 124.131 euro.
Nel gruppo si collocano poi la pentastellata Stefania Ascari con 117.346 euro, Daniela Dondi (FdI) con 116.409 euro, la ministra universitaria Anna Maria Bernini con 118.139 euro (dichiarazione 2024), la leghista Lucia Borgonzoni a 102.144 euro, Angelo Bonelli (Avs) con 102.802 euro ed il senatore Pd Daniele Manca con 98.943 euro. La segretaria del Pd Elly Schlein dichiara 98.471 euro, la stessa cifra della deputata FdI Beatriz Colombo.
Guardando ai romagnoli stretti, oltre a Croatti, emergono la senatrice di Fratelli d’Italia e vicesindaca di Coriano Domenica Spinelli, con 106.011 euro, e – sulla base dei dati precedenti – l’ex sindaco di Rimini Andrea Gnassi (Pd), che nel 2023 aveva sfiorato i 196.442 euro, e il leghista Jacopo Morrone, fermo ai 108.891 euro del 2023: per entrambi le nuove dichiarazioni risultano ancora non pubblicate.
Restano inoltre da aggiornare alcune posizioni pesanti, come quelle della deputata Naike Gruppioni, del senatore Marco Lisei e della senatrice Sandra Zampa: assenze che impediscono di fissare una classifica definitiva.
In ogni caso, il quadro che emerge dai dati disponibili conferma una costante: la rappresentanza emiliano-romagnola a Roma si muove stabilmente nella fascia tra i 90 e i 200mila euro lordi l’anno, lontana dai picchi milionari di alcuni big nazionali, ma nettamente separata dalle condizioni economiche della maggioranza degli elettori.