Tra qualche giorno, sotto il Grattacielo, al posto di “Passioni di Vita” aprirà un nuovo locale di pizza e kebab. E allora, scordiamoci il riso vegano, le insalate biologiche, i piatti leggeri, la pasta romagnola, la frutta selezionata a “Km 0”, l’idea di una pausa veloce ma curata. Scordiamoci, soprattutto, un luogo che negli ultimi anni aveva rappresentato un piccolo presidio di cultura del cibo, attento alla qualità delle materie prime, alla stagionalità e anche a un certo “stile di vita” (quello che, tra hamburger ipercalorici e snack zuccherati, dovremmo insegnare ai nostri figli).
“Passioni di Vita” – lo diciamo oggi che la réclame è del tutto inutile – non era solo un negozio di ortofrutta con piccola ristorazione. Era un posto che aveva costruito una sua riconoscibilità precisa, capace di parlare a chi cercava qualcosa di diverso dalla solita offerta standardizzata: residenti, turisti, vegetariani, persone attente al mangiare sano. Un locale che, pur nella semplicità, esprimeva una visione. E in una località turistica come Cesenatico, anche questo conta.

Perché qui il punto non è prendersela con chi aprirà il nuovo kebab, né tantomeno scivolare nella banalità dei soliti giudizi intolleranti. Ogni attività merita rispetto, così come chi decide di investire, lavorare e creare occupazione. Il tema, semmai, è un altro: il progressivo abbassamento del profilo identitario dell’offerta commerciale e gastronomica proprio nei punti più simbolici della città.
Quell’angolo, affacciato sul lungomare e su piazza Costa, non è un angolo qualsiasi. È parte della skyline urbana, della prima impressione che il centro offre a cittadini e visitatori. E sostituire un luogo riconoscibile, legato alla qualità gastronomica e a una filiera territoriale, con un format replicabile ovunque, dà inevitabilmente la sensazione di un downgrade.
È un impoverimento culturale, prima ancora che commerciale. Perché la cultura gastronomica di una città va custodita. E in una terra come la nostra, che sul cibo ha costruito storia, immagine e attrattività, perdere un presidio del buon mangiare non è mai una notizia banale.
