Dopo la nota del Pd (leggi qui), il centrodestra di Cesenatico respinge con decisione i tentativi della sinistra “di intestarsi il merito del Grand Hotel Da Vinci, primo e unico cinque stelle lusso della città”.
“La destinazione turistica di quella struttura – spiegano in una nota congiunta Lista Civica Buda, Fratelli d’Italia e Lega – fu immaginata dall’amministrazione di Damiano Zoffoli, molto più aperta e lungimirante di quella attuale, come dimostra il caso Falkesteiner. Detto questo, l’hotel nasce, viene avviato e si conclude durante il nostro mandato. Siamo noi, come documentano gli atti, che lo abbiamo autorizzato e portato al traguardo. È un’opera che ha restituito decoro a un’area degradata, ha generato occupazione e ha dato prestigio al nostro turismo. Gli atti abilitativi che hanno consentito all’imprenditore di partire li abbiamo rilasciati noi, e non si è trattato di un favore a un privato, bensì di un chiaro interesse pubblico: cancellare ciò che non funzionava e costruire qualità, questo era l’obiettivo. E la storia ci ha dato ragione. L’attuale amministrazione è arrivata a percorso definito e si è limitata a firmare ciò che era già pronto, salvo metterci nove anni per approvare uno schema che noi avevamo già confezionato. Se allora fosse prevalsa la linea del ‘o così o niente’, l’investitore avrebbe rinunciato, come accaduto in passato ad altri: con il nostro metodo, invece, l’albergo si è fatto e la città ha avuto il suo primo cinque stelle”.
“È bene ricordare – prosegue la nota del centrodestra – che il successivo congelamento del progetto non è dipeso da noi. Le vicende giudiziarie hanno rallentato tutto; e il fatto che l’amministrazione in carica si sia costituita parte civile non ha certo reso le cose più veloci. Oggi, a distanza di anni, è facile riscrivere la cronaca. Ma i documenti e le date parlano chiaro: l’impostazione, gli strumenti e la regia che hanno consentito l’apertura del Da Vinci sono opera del centrodestra”.
“Questo metodo — visione, atti, tempi certi — non riguarda solo il Grand Hotel. Vale per altre scelte che hanno inciso in maniera importante sulla città. Come ad esempio la scuola di viale Torino: quando le verifiche sismiche segnalarono criticità alla scuola Saffi, mettemmo subito in sicurezza gli studenti, trasferendoli alla colonia Erminia. In parallelo, grazie alla nostra richiesta, arrivarono dall’allora governo Renzi 4,5 milioni di euro nell’ambito del programma nazionale sulla “Buona Scuola”. E’ lì che l’idea di costruire una nuova scuola in viale Torino è diventata progetto. Poi la nuova amministrazione, per mettere il cappello sull’opera, si è inventata il concorso di idee che ha allungato i tempi e cambiato qualcosa del disegno, ma l’idea, i finanziamenti e l’impostazione iniziale restano una nostra eredità”.
“Lo stesso vale per l’IMU sulle piattaforme, una battaglia amministrativa che abbiamo affrontato e portato a casa nel corso del nostro mandato, e per opere infrastrutturali come il depuratore. Quindi, tanto il Da Vinci quanto l’Imu sulle piattaforme e la scuola di viale Torino, sono tutte opere create durante il nostro mandato. All’amministrazione attuale cosa resta? Forse il ponte di Viale Roma, anche se giova ricordare che quell’intervento nasce dalle verifiche nazionali successive al crollo del Ponte Morandi: quel restyling, dunque, fu un dovere istituzionale più che un’idea della giunta Gozzoli”.
“Per tutte queste ragioni diciamo con chiarezza che le tre questioni di cui ancora oggi l’amministrazione discute — Grand Hotel Da Vinci, IMU sulle piattaforme, nuova scuola di Via Torino — sono state create dal centrodestra. Senza la nostra determinazione, Cesenatico le avrebbe viste col binocolo. Chiediamo rispetto per la verità dei fatti e lavoriamo perché la città continui a crescere: meno slogan, più responsabilità. Rivendichiamo un lavoro serio e verificabile: abbiamo tolto il degrado, favorito investimenti, garantito sicurezza e programmato opere strategiche. A chi oggi tenta di intestarsi risultati altrui – conclude la nota – rispondiamo, come sempre, con la cronaca oggettiva dei fatti”.