Il problema non è stato risolto. Si è semplicemente spostato di qualche centinaio di metri. Dopo la tragica morte di Alfiero Moretti e l’attenzione accesa sui portici del convento dei Frati Cappuccini, le persone senza dimora che frequentavano abitualmente quella zona si sono disperse in diversi punti di Cesenatico. Uno dei nuovi luoghi di ritrovo è Largo San Giacomo, nei pressi della casina dell’acqua e del parcheggio davanti al Conad.
Una presenza che, secondo numerose segnalazioni, sta rendendo sempre più difficile l’utilizzo di uno spazio pubblico molto frequentato. Diverse donne raccontano di non sentirsi più tranquille nel recarsi alla fontana con bottiglie e contenitori, a causa di persone che sostano per ore nell’area, dormono, consumano pasti e lasciano rifiuti. Vengono inoltre riferiti urla, discussioni e comportamenti che alimentano un diffuso senso di insicurezza.
Il punto non è criminalizzare chi vive in condizioni di estrema fragilità. Ma neppure si può fingere che bivacchi permanenti, sporcizia e bisogni fisiologici espletati all’aperto siano compatibili con un luogo pubblico situato in uno degli ingressi più visibili della città.
Il caso Moretti aveva mostrato in tutta la sua drammaticità una situazione sociale rimasta troppo a lungo senza risposte. Oggi emerge con chiarezza che lo sgombero spontaneo dei portici non ha affrontato le cause del problema. Ha soltanto trasferito il disagio altrove. Servono controlli, pulizia, assistenza sociale e una soluzione strutturale, prima che anche Largo San Giacomo diventi un’altra zona sottratta, di fatto, alla comunità.