Per anni gli operatori turistici lo hanno ripetuto: il vero tallone d’Achille dell’incoming non è la promozione, ma la possibilità concreta di raggiungere la destinazione. Senza collegamenti aerei frequenti e competitivi, ogni sforzo di marketing rischia di restare un esercizio teorico. Ora, con la proposta del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale di abolire l’addizionale comunale negli aeroporti di Forlì, Parma e Rimini in cambio di più voli e più rotte da parte di Ryanair, la politica sembra finalmente sintonizzarsi con questa esigenza.
L’idea è semplice ma incisiva: alleggerire la pressione fiscale sui voli dagli scali minori, rendendoli più appetibili per le grandi compagnie low cost che ridisegnano le mappe del turismo europeo. Se il costo per atterrare in Romagna diminuisce, cresce la probabilità che un turista del Nord Europa o di un mercato emergente scelga questa costa invece di una meta concorrente, magari favorita da tasse azzerate.
Per il territorio significa rompere l’isolamento di alcuni scali, riequilibrare i flussi rispetto a un Bologna ormai saturo e restituire centralità a Forlì, Parma e Rimini, porte d’accesso alla Riviera, all’entroterra e alle città d’arte.
La mossa di de Pascale arriva dopo settimane in cui nel settore non si parlava d’altro che degli 11 milioni (!) messi sul tavolo dall’assessora regionale al Turismo, Roberta Frisoni, per il rilancio delle strutture ricettive. Una cifra giudicata da molti operatori non solo insufficiente rispetto alla concorrenza internazionale, ma quasi provocatoria, perché letta come l’ennesimo segnale di scarso coraggio strategico.
Qui il cambio di passo: intervenire non più soltanto sull’immagine e sulle campagne pubblicitarie, ma sul fattore che più di ogni altro determina la scelta di una destinazione, cioè il costo e la comodità del viaggio.
Se la proposta sarà tradotta in norma nazionale e se le compagnie risponderanno con nuovi collegamenti, la Romagna potrebbe ritrovarsi con un sistema aeroportuale più coerente con il suo potenziale. Sarebbe un segnale concreto, atteso da anni, che la Regione ha deciso di considerare il turismo non come un capitolo marginale di bilancio, ma come una vera industria che merita politiche fiscali e infrastrutturali dedicate.