La stagione dei dehors senza vincoli, aperta in piena emergenza Covid per garantire a bar e ristoranti la possibilità di continuare a lavorare in sicurezza, si chiuderà ufficialmente il 31 dicembre 2025. Ma non si tornerà al passato: un nuovo decreto legislativo, che sta completando il suo iter, introdurrà infatti una disciplina stabile destinata a cambiare il volto di molti centri storici italiani.
La novità principale riguarda il ruolo delle Sovrintendenze, chiamate a esprimersi solo in casi eccezionali, ovvero quando i tavolini all’aperto sorgono in spazi urbani “strettamente prospicienti” monumenti nazionali, chiese o beni culturali di valore identitario eccezionale. Per tutte le altre situazioni, l’autorizzazione tornerà in capo ai Comuni, con la richiesta di occupazione del suolo pubblico e il pagamento del relativo canone. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il Ministero dei Beni culturali dovrà predisporre gli elenchi dei luoghi soggetti a tutela speciale.
Il provvedimento, inserito nella legge sulla concorrenza, punta a dare regole certe a un settore che negli ultimi anni ha vissuto in un limbo normativo, tra deroghe e proroghe. Una chiarezza invocata sia dagli esercenti, che hanno fatto dei dehors una parte fondamentale della loro offerta, sia dagli amministratori locali, chiamati a gestire equilibri delicati tra vivibilità urbana e attività economiche.
Un tema particolarmente sentito anche a Cesenatico, dove il porto canale leonardesco è ormai costellato di tavolini, pedane e strutture leggere che hanno contribuito a trasformare la passeggiata in un salotto a cielo aperto. I dehors qui non sono solo un servizio, ma un vero elemento identitario, capace di richiamare turisti e di rendere più accogliente l’esperienza gastronomica. Le nuove regole, con l’autonomia rafforzata dei Comuni, daranno quindi al Municipio uno strumento in più per governare lo sviluppo armonico della zona, tutelando l’immagine del porto e al tempo stesso l’indotto economico che ruota attorno alla ristorazione.
Il rischio, come segnalano alcune associazioni di categoria, è che l’eccessiva discrezionalità possa generare conflitti tra operatori e vincoli urbanistici. Ma la possibilità di accordi diretti tra Comuni e uffici territoriali del Ministero potrebbe favorire soluzioni condivise, scongiurando blocchi o disparità di trattamento.
Cesenatico, con la sua forte vocazione turistica e la concentrazione di dehors “vista barche”, sarà un banco di prova importante per capire se la nuova normativa saprà davvero coniugare tutela del paesaggio e slancio commerciale, evitando che l’addio al “liberi tutti” si trasformi in un passo indietro per chi, in questi anni difficili, ha fatto del tavolo all’aperto una boccata d’ossigeno economica e sociale.