La vicenda del negoziante denunciato nei giorni scorsi a Rimini per la vendita di infiorescenze e liquidi alla canapa non è un episodio isolato, ma il segnale di un fenomeno più diffuso di quanto sembri.
Anche a Cesenatico, infatti, circolano da mesi prodotti liquidi derivati dalla canapa, spesso pubblicizzati come innocui aromi o miscele al CBD. In realtà, secondo quanto riferiscono diversi operatori del settore, questi articoli arriverebbero tramite canali di distribuzione “grigi”, cioè formalmente leciti nella vendita all’ingrosso ma non pienamente conformi alla normativa entrata in vigore quest’anno.
L’inasprimento delle regole ha infatti vietato la commercializzazione di infiorescenze e di ogni estratto che da esse derivi, indipendentemente dal contenuto di THC. Il confine tra ciò che è permesso e ciò che non lo è si è dunque ristretto, lasciando spazio a un mercato parallelo che tenta di sfruttare le zone d’ombra della legge. I liquidi importati o prodotti senza certificazioni chiare possono così finire sugli scaffali di piccoli esercizi o nelle mani di rivenditori privi delle competenze per valutare la conformità dei derivati.
L’episodio riminese, con il maxi-sequestro di oli e fiale da svapo, evidenzia quanto la filiera sia ancora esposta a irregolarità. E a Cesenatico, come in altre località della Riviera, la presenza di questi prodotti “borderline” mostra che il giro non si è affatto fermato: si è semplicemente spostato dove i controlli sono meno frequenti.