I dialetti non appartengono soltanto al passato. Possono vivere nei podcast, nelle applicazioni per smartphone, nei social network e persino nella musica rap. È questa la filosofia che ispira il nuovo bando della Regione Emilia-Romagna dedicato alla tutela e alla valorizzazione delle parlate locali, che nel 2026 sosterrà 23 progetti con un finanziamento complessivo di 100mila euro.
La Giunta regionale ha approvato la graduatoria delle iniziative ammesse al contributo, selezionate sulla base della qualità, dell’innovazione, della capacità di coinvolgere il territorio e della sostenibilità economica. Tra i beneficiari figurano 12 soggetti privati, tra associazioni e fondazioni culturali, e 11 enti pubblici. Un dato significativo riguarda le aree interne e montane, da cui provengono sette dei progetti finanziati.
L’obiettivo è chiaro: conservare un patrimonio linguistico che rappresenta una parte fondamentale dell’identità emiliano-romagnola, ma senza relegarlo a semplice ricordo folkloristico. Tutte le proposte presentate descrivono infatti il dialetto come una lingua viva, capace di raccontare il presente e di creare legami tra generazioni diverse.
Secondo l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni, sostenere i dialetti significa rafforzare il senso di appartenenza alle comunità e favorire l’incontro tra passato e futuro. Non a caso, molti progetti coinvolgono contemporaneamente giovani studenti, anziani parlanti nativi, scuole, biblioteche, musei e associazioni culturali.
Le iniziative spaziano dagli spettacoli teatrali alle produzioni audiovisive, dalle raccolte di memorie orali agli archivi digitali. Il 60% delle attività riguarda manifestazioni artistiche e culturali, il 30% percorsi didattici e intergenerazionali, mentre il restante 10% è dedicato a studi e ricerche.
Tra le proposte più originali spicca “Propri té”, nel Ravennate, dove il dialetto romagnolo dialogherà con la musica elettronica grazie al lavoro del poeta Nevio Spadoni e della scrittrice Deda Fiorini. A Pianoro adolescenti e anziani collaboreranno per insegnare il dialetto bolognese ai bambini e, allo stesso tempo, favorire l’alfabetizzazione digitale degli over 65.
A Borgonovo Val Tidone le ricette tradizionali diventeranno il punto di partenza per una graphic novel e un brano rap, mentre a Parma un gruppo di giovani realizzerà un vocabolario digitale open source consultabile da computer e smartphone.
Segnali di un cambiamento che dimostra come i dialetti possano continuare a evolversi senza perdere le proprie radici, trasformandosi da semplice memoria del passato a strumento contemporaneo di cultura, partecipazione e innovazione.