21 Settembre, 2026 Cesenatico

Dialetto romagnolo: lingua che resiste (e cambia)

Cala, ma non scompare. L’ultima indagine organica dell’Istat sull’uso di italiano e dialetti (anno 2015) mostra che in Italia solo il 14% degli over-6 parla prevalentemente dialetto in famiglia, mentre il 32,2% alterna italiano e dialetto: una minoranza “pura”, ma una maggioranza relativa di bilingui informali che tiene vivo il codice locale, seppure in forme ibride. 

Con gli estranei la quota dialettale scende ancora, segno che il dialetto arretra negli spazi pubblici più formali. Sono tendenze nazionali, ma fotografa­no bene ciò che accade anche in Romagna, dove la trasmissione intergenerazionale è il vero punto critico.

Sul piano del riconoscimento, il romagnolo non è un “colore” dell’italiano: ha un codice ISO 639-3 (rgn) ed è trattato dalla letteratura come lingua gallo-italica distinta dall’emiliano. L’UNESCO lo classifica “definitely endangered”: non è l’ultimo respiro, ma il segnale che i bambini lo apprendono meno spontaneamente dei nonni. 

Le stime dei parlanti variano e non esiste un censimento ufficiale per area; gli osservatori concordano però sul trend: competenza diffusa nella popolazione adulta, competenza più fragile tra i giovani.

La Regione Emilia-Romagna ha da tempo scelto la via della tutela attiva con la L.R. 16/2014 “Salvaguardia e valorizzazione dei dialetti”, che finanzia progetti, materiali didattici e ricerca; bandi e piani biennali sono stati aggiornati anche nel 2019-2020 e rilanciati nel 2024. È la cornice istituzionale che rende possibile portare il romagnolo in biblioteche, teatri, scuole e media locali.

Sta sparendo? No, sta cambiando: sopravvive nei registri orali affettivi, nei social, nella musica e nello spettacolo comico; perde terreno nell’amministrazione, nel lavoro terziario, in università. 

L’ago della bilancia è la trasmissione familiare (genitori e nonni che parlano coi bambini) e la visibilità in spazi d’uso “prestigiosi” (scuola, giornali, podcast). Dove nascono nuove funzioni, il romagnolo si rafforza.

In sintesi: i numeri dicono arretramento dell’uso esclusivo; il patrimonio, però, è ancora vitale se sostenuto da politiche pubbliche, pratiche educative e creatività contemporanea. La partita non è chiusa: dipende da come – e dove – scegliamo di parlare.

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