7 Novembre, 2026 Cesenatico

Diastasi addominale: una patologia poco conosciuta

Di Alessandro Palladino*

Per “diastasi addominale” si intende l’allargamento e l’eccessiva separazione della muscolatura retto-addominale centrale, in senso longitudinale. 

Questa muscolatura, che è una delle principali della parete addominale anteriore, è formata da un muscolo retto addominale destro e un muscolo retto addominale sinistro, tenuti uniti da una sottile banda di tessuto connettivo, la cosiddetta linea alba, che corre da sotto lo sterno fino alle ossa del bacino congiungendo i due muscoli retto-addominali e permettendo la continenza dei visceri interni. 

Questa fascia è molto resistente, ma poco elastica, per questo quando, per qualche ragione, si sfibra o assottiglia, difficilmente torna alle sue condizioni iniziali in modo spontaneo. 

Ecco allora che si parla di diastasi addominale, problema che può avere diversi gradi a seconda dell’allontanamento, maggiore o minore, dei due muscoli retto-addominali. 

Fino a pochi anni fa ad appannaggio della Chirurgia Plastica estetica, la diastasi addominale ha conquistato l’attenzione dei Chirurghi Generali da quando ha manifestato anche i suoi sintomi cardine, indice di un core addominale ormai non più in grado di funzionare. 

Il motivo principale per cui può originarsi la diastasi addominale è la gravidanza perché il peso e la pressione interna dovuta alla crescita del feto durante i nove mesi, favoriscono lo stiramento della muscolatura rettoaddominale e l’assottigliamento dei tessuti connettivi. 

Altri fattori che possono incidere sono un aumento di peso significativo, la lassità muscolare, dimagrimenti importanti, anche post chirurgia dell’obesità, dalla architettura stessa della linea alba, squilibri ormonali, e, anche se in minima parte, da malattie genetiche del collagene. 

I sintomi più visibili legati alla diastasi addominale sono senza dubbio una alterata meccanica respiratoria, una instabilità della colonna vertebrale, uno scarso controllo della pressione intra-addominale, la stitichezza e l’incontinenza del pavimento pelvico. Ma sono le conseguenze meno visibili dall’esterno quelle da non sottovalutare. 

Se la fascia addominale formata dai muscoli, infatti, perde la sua funzione di contenimento e mantenimento in sede dei visceri addominali, i visceri possono protrudere dando origine a ernie addominali di vario grado e entità. 

Per diagnosticare la distasi addominali è necessaria una visita specialistica, che può essere accompagnata da TAC della parete addominale, secondo la letteratura internazionale attualmente il gold standard. 

Fondamentale, una volta riscontrata la presenza di diastasi addominale, è valutare con precisione la reale distanza tra i muscoli, uno dei parametri sulla base dei quali viene poi stabilito il corretto approccio terapeutico. 

Cosa fare se si ha una diastasi muscolare? La cura della diastasi addominale dipende dalla gravità del caso: per forme lievi si utilizzano esercizi di fisioterapia (come la ginnastica ipopressiva e il Pilates) per rinforzare la muscolatura e migliorare la postura. 

Nei casi più gravi o persistenti, laddove l’attività fisica per rinforzare i muscoli addominali non serve a migliorare la diastasi addominale severa, ma può addirittura peggiorare e portare a un’ipertrofia dei muscoli che già lavorano male, la soluzione più efficace è l’intervento chirurgico, che viene eseguito con tecniche mini-invasive. 

*Il dottor Alessandro Palladino, cesenaticense, è chirurgo generale del Dipartimento Grandi Traumi del Trauma Center dell’Ospedale “M. Bufalini” di Cesena. Referente per la chirurgia mininvasiva della parete addominale, è autore di studi premiati, relatore in congressi, peer reviewer e impegnato nel sociale e nell’oncologia pediatrica con il Lions Club Cervia Cesenatico.

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