Il commissariamento deciso dal Governo sul dimensionamento scolastico in Emilia-Romagna accende lo scontro politico. Nel mirino del Partito Democratico finisce il piano che prevede l’accorpamento di 17 autonomie scolastiche regionali, giudicato “grave e punitivo” verso i territori.
A sollevare l’allarme è il consigliere regionale Pd Daniele Valbonesi, che contesta un intervento portato avanti senza un confronto con la Regione e senza considerare le differenze tra aree urbane e realtà più fragili, come quelle interne e montane.
Secondo il Pd, a pagare il prezzo più alto sarebbero proprio i piccoli istituti, che rischiano di perdere autonomia e capacità gestionale, con ricadute sulla didattica e sulla partecipazione di famiglie e comunità.
Nel Forlivese-Cesenate, oltre al caso di Santa Sofia – con l’ipotesi di accorpamento verso Civitella, già legata anche alle scuole di Galeata – il punto più delicato riguarda Cesenatico. Qui, a differenza di altri territori, l’operazione avverrebbe all’interno dello stesso comune: il piano prevede infatti la fusione di due dirigenze delle scuole primarie, riducendo il numero delle autonomie e concentrando la governance in un’unica guida.
Per il Pd questo significa scuole più grandi e più complesse da gestire, con il rischio di trasformare studenti e bisogni educativi in “numeri” e di indebolire il presidio scolastico come riferimento quotidiano del territorio. Anche la consigliera provinciale Milena Garavini parla di scelta politica che non migliora il servizio e chiede di fermare un taglio che, sostiene, “colpisce la qualità educativa”.