“Va riportato il necessario clima di serenità nella comunità scolastica”. Con queste parole l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna interviene dopo la decisione del governo di commissariare la Regione per attuare nei tempi del Pnrr il dimensionamento scolastico. A guidare l’operazione sarà il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Bruno Di Palma, indicato come commissario con il compito di portare a termine il piano entro il 27 gennaio.
Nel documento diffuso dall’Usr si chiarisce che il dimensionamento “non avrà alcun impatto diretto” sulla distribuzione degli edifici: i plessi resteranno dove sono e continueranno a erogare il servizio. Il nodo riguarda invece la “configurazione giuridica” delle istituzioni scolastiche, cioè l’assetto amministrativo che consente di nominare dirigente e Dsga.
Per l’Usr, dunque, nessun disservizio per studenti e famiglie: gli indirizzi di studio rimarranno invariati, non cambieranno le regole di assegnazione dei docenti alle classi e non sono previsti ritocchi al tempo-scuola. Anzi, si sottolinea che le reggenze dei dirigenti dovrebbero diminuire.
La rassicurazione però non placa le proteste. Il coordinamento dei presidenti dei Consigli d’istituto della Città metropolitana di Bologna ha scritto ai ministri Valditara e Giorgetti, oltre che a Usr e istituzioni locali, chiedendo di fermare gli accorpamenti.
Il timore è che nascano istituti “omnicomprensivi” fino a 2.000 studenti, con presidi trasformati in manager e meno capacità di intercettare il disagio giovanile. Nelle aree montane e periferiche, avvertono, presidenza e segreteria lontane rischiano di accelerare spopolamento e “desertificazione culturale”.