7 Novembre, 2026 Cesenatico

Discoteche e discriminazioni, ora basta: la sicurezza non diventi pregiudizio

Il caso del sedicenne che a Imola racconta di essere stato messo in una fila separata e poi escluso dall’ingresso in discoteca perché ragazzo di colore non può essere liquidato come un episodio isolato. Saranno le indagini e gli eventuali accertamenti a stabilire che cosa sia davvero accaduto quella sera, ma il racconto del giovane, la denuncia presentata ai carabinieri e la diffida inviata al locale dal suo legale accendono una luce su un tema che anche in Romagna, purtroppo, non è nuovo.

Negli ultimi mesi segnalazioni simili sarebbero arrivate anche dal nostro territorio. L’anno scorso episodi dello stesso tenore sarebbero avvenuti in una nota discoteca di Cesenatico, mentre poche settimane fa un caso analogo sarebbe stato raccontato a Cervia. Dinamiche diverse, locali diversi, serate diverse, ma un filo comune: ragazzi lasciati fuori, spesso senza una spiegazione chiara, con il sospetto pesantissimo che a fare la differenza non fosse il comportamento, ma il colore della pelle o l’origine percepita.

Va detto con chiarezza: quello della sicurezza nei locali notturni è un lavoro difficile. I buttafuori si trovano spesso a gestire situazioni tese, persone alterate, gruppi agitati, rischi concreti per chi è dentro e per chi è fuori. In certi casi la fermezza è necessaria. Se un addetto riconosce una persona che in passato ha creato problemi, o se qualcuno si presenta in evidente stato di alterazione, impedire l’ingresso può essere non solo legittimo, ma doveroso.

Il punto però è un altro. La prevenzione deve essere ragionata, documentata, legata a comportamenti reali. Non può trasformarsi in una scorciatoia fondata sul pregiudizio. Non si può decidere che un ragazzo sia potenzialmente problematico perché ha la pelle scura, perché è nordafricano, perché “somiglia” a qualcuno o perché rientra in una categoria mentale costruita sulla paura.

Se davvero in più locali della Riviera esiste un gruppo di addetti alla sicurezza che interpreta il proprio ruolo in questo modo, allora il problema non riguarda più solo una singola serata. Riguarda la dignità delle persone, l’immagine dei locali e la credibilità di un territorio che vive anche di accoglienza, socialità e divertimento.

La sicurezza serve a proteggere, non a umiliare. E una discoteca può selezionare gli ingressi, ma non può diventare un luogo dove qualcuno viene giudicato prima ancora di parlare, solo per il colore della pelle. Dopo Imola, Cesenatico e Cervia, è tempo che gestori, società di vigilanza e istituzioni prendano sul serio queste segnalazioni. Perché una serata può finire fuori da una porta. Ma una comunità civile non può restare fuori dal problema.

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