Domani Cervia torna alle urne (24 e 25 maggio) per scegliere il nuovo sindaco dopo la fine anticipata dell’esperienza Missiroli. Una consultazione che arriva in un clima politico delicato, segnato dalla necessità di voltare pagina e di dare risposte concrete a una città che, negli ultimi mesi, ha visto crescere dubbi e malcontento.
Il centrosinistra si presenta con Boschetti (ex assessore della giunta Missiroli), puntando sulla continuità amministrativa e sulla tenuta del proprio sistema di consenso. Dall’altra parte c’è Marco Delorenzi, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Patto per il Nord, che prova a intercettare la voglia di cambiamento.
Gli altri candidati – Enea Puntiroli (appoggiato dalle due liste civiche Cervia Più e Cervia Byzantina) e Paolo Savelli (sostenuto dalla civica Cambia con noi) – appaiono, almeno alla vigilia, più come outsider che come reali contendenti per la vittoria finale.
Sulla carta il centrodestra avrebbe potuto partire nettamente favorito. Dopo lo scandalo che ha travolto la precedente amministrazione, una coalizione compatta avrebbe avuto la possibilità di mettere seriamente in discussione il dominio del Pd. Invece, ancora una volta, ha scelto di frazionarsi, indebolendo il proprio fronte e rischiando di regalare un vantaggio decisivo agli avversari. Nonostante questo, Delorenzi sembra avere le caratteristiche politiche e personali per portare Boschetti almeno al ballottaggio.
A quel punto si aprirebbe la vera partita: capire se l’elettorato alternativo al centrosinistra voterà con coerenza per il cambiamento, oppure se alcune esperienze nate fuori dalla coalizione principale si riveleranno, nei fatti, semplici azioni di disturbo utili solo al Partito Democratico.
La campagna elettorale si è concentrata soprattutto su temi concreti. Il primo è la sicurezza, diventata centrale anche in una località turistica come Cervia. Residenti, operatori e commercianti chiedono più controllo del territorio, più prevenzione e una presenza più visibile delle istituzioni.
Altro nodo decisivo è il turismo. Cervia vive di accoglienza, ma non può più limitarsi a gestire il passato. Serve una strategia capace di rafforzare l’offerta, destagionalizzare, migliorare i servizi e rilanciare l’immagine della città. In questo quadro pesa anche la crisi di Milano Marittima, dove il modello “movida” appare sempre più logoro e incapace di produrre valore duraturo.
Si è parlato molto anche della Salina, colpita duramente dopo l’alluvione. Non è solo un simbolo identitario, ma un patrimonio ambientale, turistico ed economico che richiede investimenti, tutela e una visione di lungo periodo.
Infine, resta aperto il tema dell’equilibrio tra centro, spiaggia e frazioni. Cervia deve decidere se continuare con un modello frammentato o costruire una proposta più ordinata, vivibile e riconoscibile. Il voto dirà se i cittadini vogliono continuità o una svolta reale.