Parole difficili da pronunciare e forse ancora più difficili da comprendere per chi non condivide la stessa fede. Don Mirco Bianchi, davanti alla comunità di Bulgarnò, ha raccontato senza filtri il suo rapporto con la grave malattia che da circa un anno e mezzo accompagna le sue giornate.
“Ho un tumore con metastasi in tutto il corpo. Un male non più guaribile, uno tra i più aggressivi”, ha detto il sacerdote durante la testimonianza proposta in occasione della festa di Santa Maria Assunta. Eppure, nel suo racconto, la malattia non assume i contorni della disperazione. “Non ho mai avuto paura. Ho avvertito fin da subito una grande pace. La vivo come un dono del Signore”.
Un cammino che don Mirco lega alla propria vocazione e a una storia iniziata proprio a Bulgarnò, tra famiglia, parrocchia, momenti di ribellione e il ritorno alla fede. Fino all’ingresso in seminario nel 2002 e all’ordinazione sacerdotale. “La malattia forse è il compimento della mia vocazione. Il Signore mi ha preparato a vivere questo. Non è un di meno per me: è un di più”.
Da sedici anni don Mirco insegna anche religione, oggi tra Cesenatico e San Giorgio. Un rapporto con i ragazzi che considera parte integrante della propria missione: “Gli studenti non sono tuoi figli, ma li senti un po’ come se lo fossero. Vuoi loro bene, ti affezioni”.
Poi il pensiero torna inevitabilmente al presente e a una frase capace di rovesciare il significato stesso della parola guarigione: “Penso mi stia guarendo. Si può cambiare con la malattia. Il Signore mi sta convertendo di nuovo. È una sovrabbondanza”.
Per don Mirco il tumore è così diventato anche un’occasione per testimoniare la fede: “La malattia non è un ostacolo, ma è diventata per me un’opportunità per parlare di Gesù. Siamo pellegrini su questa terra”.