22 Settembre, 2026 Cesenatico

Don Mirko, il diario social della cura: “Non cammino da solo”

C’è un modo molto romagnolo di stare nella prova: non fare finta di niente, non chiudersi, non chiedere pietà. Don Mirco Bianchi, sacerdote della diocesi di Cesena-Sarsina e parroco “in solidum” a Villamarina–Gatteo Mare, lo sta mostrando così: mettendo la sua malattia davanti a tutti, con la stessa schiettezza con cui da anni abita la rete.

Da mesi combatte contro un tumore. E invece di trasformare la diagnosi in una stanza chiusa, ha deciso di aprirla: post dopo post, aggiornamento dopo aggiornamento, soprattutto nei giorni che precedono e seguono la chemioterapia. Scrive da Meldola, dall’ospedale, dalle attese fredde del mattino (“zero gradi… cuore caldo e fede forte”), come se ogni tappa fosse una piccola stazione di un pellegrinaggio condiviso.

Non è esibizionismo e non è nemmeno retorica del “andrà tutto bene”. È, semmai, un patto con i suoi parrocchiani: se la comunità è casa, allora anche il dolore può starci dentro. 

Lo ha detto con parole che hanno colpito e diviso, quando ha scritto una lettera ai fedeli ringraziando “Gesù per il dono della malattia”.

Dentro questo diario quotidiano c’è la cronaca della cura – interventi, cicli, controlli – ma soprattutto c’è una grammatica spirituale concreta: la preghiera come disciplina, la fede come sguardo, la speranza come lavoro. Anche quando la stanchezza si fa vedere, don Mirko continua a parlare “a noi” più che “di sé”: benedizioni, intenzioni, un rosario promesso mentre scorre la terapia.

In un tempo che spesso pretende silenzio o spettacolo, la sua scelta sta nel mezzo: condividere senza urlare. E ricordare, ogni giorno, che non esiste cura del corpo se il cuore resta solo.

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