La sabbia è ancora fradicia e i segni del fango restano impressi sulle assi dei camminamenti. Cesenatico fa i conti con l’ennesimo evento estremo: l’alluvione e la mareggiata che hanno colpito la costa il 5 ottobre hanno messo in ginocchio stabilimenti e servizi, aprendo una discussione che puntualmente torna ad ogni autunno: si potevano anticipare le dune?
Il sindaco Matteo Gozzoli è stato il primo, ieri, a prendere la parola. “È teoricamente possibile — ha ricordato — ma per avere le dune il 5 ottobre le ruspe devono entrare in spiaggia a metà settembre. Questo pregiudicherebbe una parte importante della tradizionale stagione turistica”.
Tra chi ha contato i danni maggiori c’è Simone Battistoni, presidente della Cooperativa Bagnini di Cesenatico e titolare del Bagno Milano: “La nostra struttura ha già affrontato in passato un paio di alluvioni devastanti; anche stavolta abbiamo pagato un dazio altissimo, con diverse decine di migliaia di euro di danni”. Eppure Battistoni, ragionando con una visione d’insieme, non sposa la linea dell’anticipo delle dune: “E’un’idea senza senso. In passato le alluvioni sono arrivate il 22 settembre. Questo significa che, per proteggere i nostri stabilimenti, dovremmo avere già le ruspe in spiaggia la prima settimana di settembre. Per altro, mentre ad ottobre le ruspe possono lavorare sei giorni su sette, a settembre potrebbero farlo solo cinque giorni alla settimana, per altro con la massima attenzione visto che, come ci insegna la recente tragedia di Pinarella, è sempre rischioso far lavorare le ruspe quando ci sono tanti bagnanti sull’arenile”.
Ma il ragionamento è economico prima ancora che logistico: “Quest’estate il 15 settembre le spiagge di Cesenatico erano ancora piene – ricorda il presidente della Cooperativa -. Se avessimo voluto le dune pronte il 5 ottobre, come giustamente ha sottolineato il sindaco Gozzoli, avremmo dovuto iniziare i lavori a metà mese. Capisco umanamente, a caldo, gli operatori stanchi di lavorare nel fango; ma da un punto di vista razionale è una richiesta assurda perché interferisce con i tempi normali della stagione, privando i bagnini di una fetta troppo importante di ricettività”.
Quale via d’uscita, allora? “Speriamo che la Bolkestein ci dia la stabilità e le certezze necessarie per programmare lavori strutturali”, propone Battistoni. L’idea è intervenire sull’assetto degli stabilimenti: “I cambiamenti climatici, lo abbiamo capito, non sono più un’eccezione, sono la regola. Dove si è investito per alzare le strutture rispetto al livello della spiaggia, i danni sono stati minori. Con certezze sulle concessioni, investiremmo nell’innalzamento e in sistemi di paratie o argini molto più efficaci della normale duna di sabbia”.
Nel frattempo, tra pompe idrovore e conti alla mano, la riviera prova a rialzarsi. La discussione sulle dune resta aperta, ma per molti l’urgenza è un’altra: mettere in sicurezza il futuro, senza segare il ramo su cui siede la stagione.