Un gruppo di amici di Gatteo Mare ha deciso di riportare in vita la storica focarina di marzo. L’evento si terrà in Piazza della Libertà tra musica, gastronomia romagnola e un obiettivo benefico, con il supporto di associazioni e dell’amministrazione comunale
L’idea è nata da un piccolo gruppo di “ragazzi” che si fa chiamare le “Vecchie Spugne”: giovani del posto che hanno deciso di mettere a disposizione tempo ed energie per la comunità di Gatteo Mare, riportando in vita la tradizionale focarina di marzo, assente dalla località balneare da più di quarant’anni.
I componenti del gruppo, in paese, sono conosciuti soprattutto attraverso i soprannomi: per molti, nome e cognome restano un dettaglio superfluo. Qui contano le storie, i volti, le abitudini. È così che nascono e si tramandano nomi che diventano identità: Matteo Magnani “Magno”, Simone Ravaglia “Momo”, Eros Lontani, Riccardo Riciputi “Ricky”, Fabio Grassi “Fabione”, Jacopo Masacci “Pappo”, Emanuel Fiuzzi “Fioz”, Ones Gasperini, Alfio Amati, Elvis Levanti, Anthony Brunelli, Michel Toni “Il Giallo”, Marco Ceredi “Ceres”, Alessandro Abbondanza “Abbo”, Denis Sanzani.
Ed è proprio da queste voci di paese, più che da un atto ufficiale, che quest’anno la Focarina tornerà a prendere forma.
Com’è nata l’idea di riportare la Focarina a Gatteo Mare dopo oltre quarant’anni di assenza?
Eros Lontani: «L’idea è venuta a Simone Ravaglia durante uno dei nostri viaggi del gruppo “Vecchie Spugne”. Di solito li facciamo a novembre: per tre o quattro giorni lasciamo mogli e figli a casa. Una sera, in discoteca a Madrid, Simone ha lanciato questa proposta e a tutti è piaciuta subito».



In queste settimane state lavorando agli aspetti burocratici e organizzativi. Senza entrare nei dettagli tecnici, come immaginate la Focarina e in quale area di Gatteo Mare si svolgerà?
Matteo Magnani: «La Focarina si terrà in Piazza della Libertà, a Gatteo Mare. Ci sarà uno stand con piadina e salsiccia, le Cantarelle dell’Auser e uno spettacolo musicale con la band FourManton. L’obiettivo è riportare in vita un evento che manca da tempo, coinvolgendo più generazioni, dai più giovani ai più anziani. Inoltre lo scopo sarà benefico, e questo rende l’iniziativa ancora più significativa. L’Auser Centro Anziani di Gatteo Mare, l’associazione Uniti per Gatteo e l’amministrazione comunale ci hanno aiutato molto: senza di loro sarebbe stato difficile organizzare tutto. Abbiamo anche notato, con grande sorpresa, che chiunque abbiamo coinvolto ci ha sostenuto con entusiasmo: una cosa che ci ha dato davvero molta soddisfazione».
Cosa vi ha spinto a mettervi in gioco personalmente per organizzare un evento di questo tipo?
Eros Lontani: «È un’idea che ci ha sempre incuriosito e che è nata per creare un momento di condivisione: vogliamo riunire i ragazzi di Gatteo in una serata di festa, perché molti oggi, per vari motivi, vivono nelle zone limitrofe. L’obiettivo è “riportare indietro il tempo” di 20-25 anni e ritrovarsi, anche solo per una sera, a bere un bicchiere davanti al fuoco e ricordare il passato».
Visto che l’idea l’ha lanciata Simone Ravaglia, come è nata in lui questa intuizione?
Simone Ravaglia: «L’idea che ho proposto a novembre, a Madrid, è nata da un fatto personale. Mio figlio, che ha 18 anni, mi ha detto che sono molto fortunato a conservare ancora le amicizie della gioventù e ad alimentarle, per esempio con la nostra “fuga” annuale di qualche giorno. Loro, invece, qui non hanno un posto dove condividere certe esperienze o semplicemente ritrovarsi, e questa cosa mi ha fatto riflettere. Da lì è nata la voglia di ricreare un evento tradizionale: un luogo, un momento, un punto di incontro. È un messaggio concreto che vogliamo lasciare ai più giovani: se si vuole, è possibile realizzare qualcosa e, mettendoci un po’ di impegno, la si può ottenere. Un messaggio per far capire il senso di appartenenza a una comunità. Adesso tocca a noi lasciare qualcosa alle generazioni più giovani, come fecero quelle più grandi con noi».
Che ruolo dovrebbero svolgere i giovani oggi nella conservazione delle tradizioni locali?
Fabio Grassi: «Sono di Gatteo Mare, ma vivendo a Cesena e lavorando lontano ho perso un po’ il contatto con il paese, non certo con gli amici. Ho aderito con entusiasmo perché questo legame si è costruito fin da ragazzi. Il ruolo dei giovani è fondamentale: non è importante che la Focarina sia la più bella della zona o unica dal punto di vista musicale o gastronomico. La cosa davvero importante è ritrovarsi, parlare, ricordare, stare insieme attorno al fuoco con una piadina e un bicchiere in mano. È questo il messaggio più bello da dare: rivivere e conservare le tradizioni serve a mantenere i legami e a sentirsi comunità».
Una tradizione antica, tra riti agricoli e identità romagnola
La Focarina è una tradizione antica e profondamente radicata in Romagna, con varianti diffuse anche in molte altre zone d’Italia. Le sue origini precedono il calendario cristiano e affondano nei riti propiziatori agricoli legati al ciclo delle stagioni. Il fuoco aveva una funzione simbolica e concreta: bruciare l’inverno, il freddo, la carestia e le malattie, purificare la terra e propiziare la fertilità dei campi e la rinascita della natura.
Con l’avvento del Cristianesimo questi riti non scomparvero, ma vennero assorbiti e reinterpretati, collegando la focarina alla festa di San Giuseppe (19 marzo) che, nel mondo contadino, segnava la fine dell’inverno e l’inizio del lavoro primaverile. In molte località il falò si accende ancora la sera del 18 marzo.
In Romagna è sempre stato un momento di socialità popolare: fascine che bruciano, ritrovi in piazza, nei campi o vicino al mare, cibo condiviso, vino e racconti. Oggi la tradizione sopravvive grazie a comitati, associazioni e gruppi spontanei che la recuperano come memoria identitaria: non semplice folklore, ma cultura viva. Un gesto essenziale che racconta il rapporto tra uomo, stagioni e territorio.
LaVoceRomagnola

