Oggi può sembrare inverosimile, ma fino all’inizio degli anni Novanta era normale, a Cesenatico come in molte località balneari della Riviera, imbattersi nei cosiddetti fotografi da spiaggia. Con una Polaroid a tracolla e un cucciolo al guinzaglio, proponevano alle famiglie un “ricordo speciale” delle vacanze: la foto con un leoncino, una scimmietta o un cucciolo di tigre. Dietro quell’apparente innocenza, però, si nascondeva un vero incubo per gli animali.
La pratica era infatti consentita dalla legge e costituiva una sorta di rito estivo. Sulla sabbia di Cesenatico, tra gli ombrelloni e i bar affollati, decine di bambini venivano immortalati con piccoli leoni in braccio, spesso strappati prematuramente alle madri, stremati dal caldo e, in alcuni casi, sedati per restare docili. Per i turisti era un ricordo originale; per gli animali significava invece una vita breve e dolorosa. Terminata la stagione, molti di loro venivano soppressi o abbandonati.

Simbolo di quella mattanza fu “Cleo”, leoncina fotografata a Rimini nel 1989, il primo esemplare esotico salvato dal Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone, che le garantì un futuro sicuro in un parco francese. Ma episodi analoghi avevano toccato anche Cesenatico dove – cambiata la legge – le autorità locali intervennero in più di un’occasione per bloccare questo commercio di immagini e sofferenza.
Nonostante il divieto introdotto negli anni Novanta, il ricordo resta vivido nella memoria di molti cesenaticensi, che da bambini furono messi in posa accanto a cuccioli destinati a un destino incerto. Quelle foto, oggi chiuse negli album di famiglia, raccontano non solo una moda turistica, ma anche un costume che la coscienza collettiva ha poi fortunatamente rigettato.
