22 Settembre, 2026 Cesenatico

E tu lo sapevi che anche la Romagna ha avuto un serial killer?

La Romagna sa essere luminosa anche d’inverno. Ma la notte di Natale del 1987, in una camera dell’Hotel Moderno di Rimini, la luce si spense per sempre per Filippa Gianforcaro, 36 anni, madre di quattro figli, arrivata dalla Sicilia con una valigia di promesse. 

Ad accoglierla c’era Sergio Natalini, ex cantoniere di Santarcangelo di Romagna, che della promessa d’amore fece una trappola. L’avrebbe salvata dalla strada, le scriveva dal carcere; poi la strangolò nel sonno, mentre i bambini dormivano nella stanza accanto. La mattina dopo, “pareva che dormisse”, dirà la primogenita. Natalini tornò a casa e attese i carabinieri. Per lui fu ergastolo. Per i figli di Filippa, il buio.

Non era il primo Natale spezzato da quell’uomo nato nel 1938, segnato in volto da una scheggia di bomba che, bambino, gli aveva lacerato la mandibola e l’autostima. Solitario, laborioso, con il chiodo fisso di “mettere su famiglia”, accumulò diagnosi e allarmi: personalità anomala, deficienza intellettiva, pericolosità sociale; in seguito gli psichiatri parleranno di “disturbo esplosivo intermittente”. Come spesso accade nei fascicoli, avvertimenti nitidi restarono appunti a margine.

La sua scia inizia l’11 luglio 1974 sulle colline di Covignano. Con Antonietta Maresca, prostituta di cui diceva d’essere innamorato e che voleva sposare, la discussione s’incendia. Natalini tira fuori una pistola e le spara tre colpi alla testa. Poi si costituisce. La condanna: dieci anni di reclusione più tre in ospedale psichiatrico giudiziario. Una parentesi che avrebbe dovuto fermarlo, non fu così. 

Rilasciato in libertà vigilata, il 26 agosto 1982 ripete lo schema con la convivente Elsa Ciavatta, 31 anni, anche lei prostituta: gola e addome recisi in una stanza d’albergo a Cesena; poi un maldestro tentativo di suicidio tagliandosi i polsi con i vetri. 

La condanna questa volta è 21 anni, ridotti in appello a 18. Nel 1983 viene trasferito all’OPG di Aversa. Qui, attraverso fotografie e colloqui, conosce Filippa e la convince a raggiungerlo “per una nuova vita”. 

Nell’estate del 1987 il contatore della pena del primo omicidio è azzerato; fra carte e misure di sorveglianza qualcosa si allenta. Natalini ottiene una licenza, non firma ogni giorno in caserma come dovrebbe, e chiama Filippa a Rimini: “Porta i bambini, ti trovo un lavoro da cameriera”. 

La notte di Natale la donna muore sotto le sue mani. Gli inquirenti impiegano poco a chiudere il cerchio: in albergo restano documenti e tracce; a casa, pochi chilometri più in là, Sergio non oppone resistenza. In aula, gli esperti parleranno di impulsi furiosi travestiti da sentimenti, di una psiche che confonde controllo e devozione. La sentenza: ergastolo.

Tre omicidi in tredici anni; un refrain tossico: idealizzare, promettere salvezza, punire il rifiuto. Non c’è sadismo da manuale, non c’è caccia notturna in periferia: c’è un amore-non-amore che si mangia tutto, un uomo che vuole una famiglia e uccide ogni volta che la realtà non obbedisce al suo copione. Le perizie l’avevano scritto nero su bianco; la cronaca ha messo la firma.

Per contesto, basterebbe ricordare che la Romagna ha incrociato altri casi ad alto tasso mediatico: lo svizzero Roberto Spinetti, che nel 2003 uccise tre prostitute tra Val d’Aosta, Emilia-Romagna e Lombardia; e l’ex infermiera Daniela Poggiali, spesso definita “killer” prima che la Cassazione ne confermasse l’assoluzione definitiva. Ma sono comparse: qui il protagonista è uno solo, e si chiama Sergio Natalini.

Il suo nome resta sussurrato tra Rimini, Cesena e Santarcangelo come un ammonimento: non basta la buona condotta a redimere un abisso, né l’innamoramento a tenere al guinzaglio la violenza. Natale, per molti, è una nascita. Per Filippa fu un epilogo. Per Natalini, la prova finale che il suo amore aveva sempre avuto la forma di un cappio.

Fonti principali: ricostruzioni e profili su La Stampa e Polizia Penitenziaria; per i cenni su Spinetti e Poggiali, pagine di sintesi e notizie con conferme di Cassazione.

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