7 Novembre, 2026 Cesenatico

Ecco perché gli ultimi sono i primi a restare nel cuore

Non uno, ma cinque ultimi. Eppure, guardateli: sembrano i primi.

Sono arrivati quando la corsa aveva già consumato applausi, classifiche, cronometri e retoriche da podio. Ma lo sport, quello vero, comincia spesso proprio lì: quando non resta più niente da vincere, e resta tutto da dimostrare. Gli ultimi non chiudono una gara: la salvano.

Perché il primo racconta la velocità, l’ultimo racconta il viaggio. Il primo attraversa il traguardo, l’ultimo lo conquista. Nel suo ritardo c’è una forma ostinata di bellezza: la pazienza delle gambe, la fedeltà alla promessa fatta a se stessi, il coraggio di non scendere quando il mondo suggerirebbe di farlo.

Gli ultimi sono amati perché non fingono. Portano addosso la fatica senza trucco, la gioia senza calcolo. Non vincono contro gli altri: vincono contro il “basta”. E questa, nello sport come nella vita, è la vittoria più difficile da spiegare e più facile da riconoscere.

C’è un aforisma non scritto, sulle strade della Nove Colli: chi arriva primo fa notizia, chi arriva ultimo fa comunità. Perché tutti, almeno una volta, siamo stati ultimi: in una salita, in un sogno, in una giornata sbagliata. E allora li applaudiamo anche per noi, per quella parte fragile che continua a pedalare.

La festa è tutta per loro perché hanno ricordato a tutti che il traguardo non è una linea, ma una dichiarazione: “Sono ancora qui”. E in quelle braccia alzate, nei fiori, nelle bici appoggiate come cavalli stanchi, c’è la poesia più pura dello sport.

Gli ultimi arrivati non sono la coda della corsa. Sono il suo cuore che batte più a lungo.

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Redazione

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