21 Settembre, 2026 Cesenatico

Emergenza lupi, ecco perché le istituzioni hanno le mani legate

Davanti all’emergenza lupi, la sensazione diffusa è quella di una comunità esposta e di istituzioni immobili. In realtà, come ha chiarito nei giorni scorsi l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, il punto è un altro: le Regioni non hanno gli strumenti legali per intervenire davvero. E chi prova a forzarli rischia di ritrovarsi con atti illegittimi spazzati via dai tribunali.

Il nodo principale è che il lupo è una specie protetta a livello europeo e nazionale. Questo significa che qualsiasi intervento sulla specie – dal semplice allontanamento più energico fino all’abbattimento selettivo – deve muoversi dentro cornici normative rigidissime. 

Le Regioni non possono “inventarsi” soluzioni autonome: se derogano, finiscono sotto ricorso e i provvedimenti vengono annullati. Ecco perché è inutile illudere i cittadini promettendo interventi che la legge, semplicemente, non consente.

C’è poi un secondo elemento, ancora più grave: il Piano nazionale di gestione del lupo è fermo al 2002. Da oltre vent’anni non viene aggiornato, nonostante i cambiamenti profondi del contesto: il ritorno massiccio del predatore, l’espansione nelle pianure, gli attacchi sempre più frequenti agli allevamenti e perfino agli animali domestici vicino alle case. 

Le Regioni – Emilia-Romagna compresa – hanno scritto più volte a Roma chiedendo un nuovo piano, chiaro e moderno, che definisca “come intervenire sui singoli esemplari problematici”, con quali criteri, con quali limiti e responsabilità. Ma il quadro nazionale è ancora in ritardo e, senza questo tassello, ogni azione locale è zoppa.

Nel frattempo, cosa si può fare? Poco, e comunque sempre sulla linea sottile tra prevenzione e impotenza. 

L’Emilia-Romagna investe ogni anno risorse in recinzioni, dissuasori e indennizzi ai danni diretti e indiretti subiti dagli allevatori. Sono interventi importanti, ma non risolvono la percezione di insicurezza di chi vede vacche sbranate, greggi decimate o, peggio ancora, il proprio cane portato via nel buio dei campi, come accaduto sabato sera a Macerone e qualche settimana prima a Sala. Si possono usare proiettili di gomma per allontanare gli esemplari più confidenziali, si possono attivare monitoraggi e studi. Ma finché non esiste un nuovo quadro normativo nazionale, la gestione resta più teorica che concreta.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da un lato lupi sempre più presenti nelle nostre campagne e talvolta a ridosso delle case; dall’altro cittadini e allevatori che si sentono abbandonati, con la politica locale costretta a ripetere che servono “norme nuove” prima ancora di poter agire. 

Finché quel passaggio non avverrà, l’emergenza lupi resterà in gran parte una emergenza senza strumenti, dove a pagare sono soprattutto quelli che nei territori ci vivono e ci lavorano ogni giorno.

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