Negozi chiusi, vetrine spente e serrande abbassate: l’Emilia-Romagna conta oggi 7.029 locali sfitti, pari al 15% della rete distributiva regionale. Nel 2024 il commercio al dettaglio ha registrato un saldo negativo di 666 imprese, con più chiusure che nuove aperture.
Il fenomeno si inserisce in un quadro nazionale altrettanto critico: negli ultimi 12 anni sono scomparse quasi 118mila attività in sede fissa e circa 23mila ambulanti, per oltre 140mila imprese in meno. I settori più colpiti sono i distributori di carburante, gli articoli culturali e ricreativi e il commercio non specializzato.
Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, senza misure correttive entro il 2035 potrebbero chiudere altre 114mila imprese. Per il presidente regionale Enrico Postacchini i negozi sfitti sono “la prova visibile di un’emorragia” che indebolisce economia, tessuto sociale e sicurezza dei quartieri.
Da qui l’appello ad attuare l’Agenda urbana nazionale di Confcommercio, puntando su hub urbani e di prossimità e su patti locali per riattivare i locali sfitti con canoni calmierati. Il tema sarà al centro di “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, in programma a Bologna il 20 e 21 novembre.