Nel 2025 l’Emilia-Romagna registra una nuova impennata degli ammortizzatori sociali. Secondo l’osservatorio Inps sulle ore di cassa integrazione autorizzate, da Piacenza a Rimini sono state concesse 57.154.266 ore complessive tra cassa ordinaria, straordinaria, speciale e in deroga. Il totale è in lieve diminuzione rispetto al 2024 (-5,5%), quando le ore erano 60.493.751, ma resta nettamente più alto del 2023: +46,1%, circa 18 milioni di ore in più.
Il dato più critico riguarda la cassa integrazione straordinaria: 20.807.516 ore, in crescita del 33,8% rispetto alle 15.546.346 del 2024. Al contrario, la cassa ordinaria scende a 36.346.750 ore (-19,1% dalle 44.947.336 dell’anno precedente). Per il sindacato, lo spostamento verso lo strumento straordinario indica crisi e riorganizzazioni che vanno oltre i rallentamenti temporanei, con ricadute su occupazione e coesione sociale.
A lanciare l’allarme è la Cgil regionale. “I numeri certificano una vera e propria emergenza economica, produttiva e sociale”, afferma il segretario generale Massimo Bussandri, che denuncia il rischio di “desertificazione” industriale e accusa il governo di riproporre “una ricetta inutile e dannosa” basata sull’austerità. La richiesta è di risposte su investimenti, politiche industriali e ammortizzatori, perché “gli ordinari non bastano più” nella manifattura.
Il quadro segue la tendenza nazionale: in Italia nel 2025 sono state autorizzate oltre 546 milioni di ore di cassa integrazione (+10,3% sul 2024 e +33,6% sul 2023), il peggior dato del post-Covid. In Emilia-Romagna i tavoli di crisi aperti sono più di 50 e gli addetti coinvolti circa 10 mila. Al 30 novembre risultano attivati 143 assegni di integrazione salariale per 790 lavoratori somministrati; nel comparto artigiano, 5.265 accordi hanno interessato 33.786 dipendenti. La Cgil chiede di rilanciare il Patto per il lavoro e per il clima, con priorità a metalmeccanico e automotive.