Dal 1° febbraio viaggiare in treno in Emilia-Romagna costerà di più. La Giunta regionale ha dato il via libera alla manovra tariffaria 2026-2029 e, puntuale come un orologio, arriva l’ennesimo ritocco verso l’alto di biglietti e abbonamenti. La Regione prova a smorzare: “Aumenti legati unicamente al tasso d’inflazione programmata”, con “tutte le agevolazioni confermate” e una modulazione che dovrebbe evitare stangate sulle tratte più lunghe. Tradotto: si paga di più, ma “con moderazione”.
Gli esempi però parlano chiaro. Sulla fascia 1-10 km la corsa semplice passa da 1,50 a 1,60 euro nel 2026, poi 1,70 nel 2027, 1,80 nel 2028 e 1,90 nel 2029. L’abbonamento mensile sale da 28,50 a 31 euro già nel 2026, fino a 32,80 nel 2029. L’annuale, sempre 1-10 km, da 260,60 a 276 euro nel 2026 (oltre +15 euro), poi 281, 286,30 e 292,10.
Sulla fascia 21-30 km il biglietto cresce da 3,50 a 3,70 nel 2026 e arriva a 4 euro nel 2029. Il mensile passa da 49 a 51 euro nel 2026 e tocca 54 nel 2029. L’annuale sale da 421,60 a 437 nel 2026, poi 444,90, 453,40 e 462,50.
Le agevolazioni restano (da “Salta su” a “Mi Muovo in città”, con under 26 e integrazioni con AV e Intercity), e la Regione rivendica anche risorse aggiuntive per il Tpl e manutenzioni sulla rete. Ma per chi prende il treno ogni giorno la sostanza non cambia: tra “adeguamenti” e percentuali, l’unica certezza è che il conto aumenta ancora.