22 Settembre, 2026 Cesenatico

Emilia-Romagna, svolta per i medici di famiglia: équipe dalle 8 alle 20 e Cau “integrati” nelle Case di Comunità

La Regione Emilia-Romagna annuncia un cambio di passo per la medicina territoriale e rivendica un’intesa “storica” con i medici di famiglia: dopo anni senza aggiornamenti sostanziali, l’accordo ridisegna l’organizzazione dell’assistenza di base puntando su coperture più ampie, sedi più riconoscibili per i cittadini e una regia più stretta sull’uso delle prescrizioni. 

Il presidente Michele de Pascale e l’assessore Massimo Fabi parlano di “un modello che potrebbe fare scuola a livello nazionale” e mettono al centro una promessa: migliorare l’accesso alle cure di prossimità e, di riflesso, ridurre la pressione sui Pronto soccorso.

Il cuore della riforma sono le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft): équipe di medici di medicina generale chiamate a garantire prestazioni dalle 8 alle 20, anche attraverso una rotazione tra sedi. L’idea è che, all’interno di un’area, i cittadini trovino più facilmente un punto di riferimento e una risposta nelle ore diurne, senza dover ricorrere ai servizi ospedalieri per problemi a “bassa soglia”.

Per la copertura notturna e festiva entra in gioco un mix di figure: i medici “a quota oraria” (l’area che comprende le ex guardie mediche) e, in alcuni casi, gli stessi professionisti inquadrati nel ruolo unico introdotto dall’accordo nazionale del 2024 e reso operativo nel 2025. Il meccanismo previsto è che chi ha ancora un numero limitato di assistiti nel proprio studio possa essere tenuto a “restituire” ore di attività, anche nelle Case di Comunità, contribuendo a turni serali, notturni e nei giorni festivi.

Proprio nelle Case di Comunità si colloca un altro passaggio chiave: ogni Aft avrà un ambulatorio di riferimento che, di fatto, corrisponde all’attuale Cau. Cambierà il nome, ma soprattutto la logica di funzionamento: la struttura verrebbe “riempita” a rotazione dai medici del ruolo unico, con l’obiettivo dichiarato di intercettare i bisogni minori prima che diventino accessi impropri in ospedale.

L’accordo, però, non unisce tutti. A firmare sono Fimmg, Cisl e Fmt, mentre Snami e Smi restano fuori, criticando la trattativa sia nel metodo sia su punti specifici del testo, che arriva a ridefinire in dettaglio (oltre novanta pagine) l’assetto della medicina generale sul territorio. La Regione replica con una linea netta: o si condivide l’impianto o non si firma, senza “adesioni tecniche” da parte di chi è contrario.

Tra i capitoli più discussi c’è quello sull’appropriatezza prescrittiva. Viale Aldo Moro intende formalizzare un controllo più strutturato su esami e richieste, anche per incidere sulle liste d’attesa. De Pascale cita casi emblematici come oculistica ed eco-addome, osservando che il nodo non è solo “fare di più”, ma stabilire con chiarezza quando un esame serve davvero. A questo scopo nascerà un pool di esperti incaricato di fissare criteri condivisi; in base ai volumi di prescrizione si potranno poi prevedere meccanismi di incentivo o, al contrario, di contenimento per le Aft.

Sul piano delle risorse, la Regione quantifica l’operazione in 400 milioni di euro, pari a una quota del Fondo sanitario regionale, e sottolinea la platea coinvolta: 2.736 medici di base. Cresce anche la rete delle Case di Comunità: dalle attuali 141 strutture a 185 entro il 2026, con una parte dei medici già oggi impegnata al loro interno.

Il testo introduce inoltre tutele più ampie per chi ha figli piccoli, per gravidanza e allattamento e per chi assiste familiari con disabilità. L’obiettivo è trattenere e attrarre giovani professionisti nel ruolo unico, oltre a coprire le aree più carenti, soprattutto quelle disagiate, anche attraverso incentivi legati ai pazienti presi in carico.

Resta infine il tema dei Cau fuori dalle Case di Comunità: la Regione annuncia ulteriori valutazioni sui Cau collegati ai Pronto soccorso (con possibili correttivi come il triage unico dove strutturalmente possibile) e su quelli che hanno sostituito i punti di primo intervento in alcuni ospedali periferici. La partita, insomma, è aperta: la Giunta parla di svolta, una parte dei sindacati contesta, e i cittadini attendono di capire se le nuove regole si tradurranno davvero in tempi più brevi e accessi più semplici.

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