L’Emilia-Romagna punta a rafforzare il proprio sistema aeroportuale con una nuova legge regionale approvata il 15 aprile dall’Assemblea legislativa. Il provvedimento introduce una cabina di regia con Regione, Comuni e gestori per coordinare gli scali e distribuire in modo più equilibrato il traffico aereo tra Bologna e gli aeroporti minori di Parma, Rimini e Forlì.
Cuore della riforma è uno stanziamento stabile di 4 milioni di euro all’anno, di cui 2 destinati all’abolizione dell’addizionale comunale nei piccoli scali sotto i 700 mila passeggeri. Una misura che esclude Bologna, il cui aeroporto supera i 10 milioni di viaggiatori annui, ma che mira a rendere più competitivi gli altri scali regionali e ad attrarre nuovi collegamenti, soprattutto internazionali.
Secondo il presidente Michele de Pascale, il contesto globale incerto — tra conflitti e aumento dei costi energetici — rende ancora più urgente un’azione coordinata. L’obiettivo è valorizzare le specificità di ogni aeroporto, rafforzando al tempo stesso l’intero sistema regionale.
Sul piano politico, la legge ha incassato il sostegno compatto della maggioranza, mentre l’opposizione si è divisa tra astensioni, assenze e voto contrario. Le critiche si concentrano sulla mancanza di una visione strategica chiara e sull’entità delle risorse, giudicate insufficienti.
Resta aperto anche il tema della sostenibilità: tra le sfide future, il bilanciamento tra crescita del traffico aereo e potenziamento del trasporto ferroviario.