Nel dibattito pubblico le crisi internazionali vengono spesso raccontate come interventi per difendere diritti ed “esportare democrazia”. Ma, secondo Legambiente, leggere i conflitti senza considerare l’energia significa ignorare una parte decisiva della realtà.
Alla vigilia dell’apertura di KEY a Rimini, l’associazione richiama l’attenzione su interessi economici e strategici che, accanto alle motivazioni ufficiali, influenzano le scelte di politica estera: controllo delle risorse, sicurezza delle forniture, stabilità delle rotte del petrolio.
Uno snodo emblematico è lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per una quota rilevante del greggio mondiale. In un’area dove la tensione può trasformarsi rapidamente in shock dei prezzi, alcuni Paesi produttori dispongono di vie alternative di esportazione: oleodotti e corridoi che riducono la dipendenza dal “collo di bottiglia” marittimo. Altri, invece, restano fortemente vincolati a quel tratto di mare, con ricadute immediate sulla vulnerabilità dell’intero sistema energetico globale.
Da qui l’appello alla trasparenza: “È legittimo interrogarsi su quanto le decisioni internazionali siano condizionate dalla necessità di garantire accesso alle risorse e stabilità alle rotte energetiche”, sottolinea Legambiente, che cita esempi in cui le giustificazioni ufficiali degli interventi esterni non esaurirebbero il quadro delle motivazioni.
Per Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna, la risposta non può essere nostalgia del fossile, ma un cambio di paradigma: investire con decisione in solare, eolico, accumuli e reti intelligenti è una scelta ambientale e, insieme, una strategia di sicurezza economica. Ridurre la dipendenza dal petrolio significa attenuare l’esposizione a crisi internazionali, tensioni militari e speculazioni, rendendo più stabile il prezzo dell’energia per famiglie e imprese.
L’associazione critica inoltre l’atteggiamento che celebra ogni stop a nuovi impianti rinnovabili: ogni progetto rallentato, sostiene, non è una vittoria ma un’occasione persa. La richiesta finale è netta: un confronto pubblico onesto sugli interessi in gioco e un impegno immediato per una transizione energetica strutturale, anche a partire dall’Emilia-Romagna. Autonomia energetica, sostenibilità e responsabilità verso le prossime generazioni, conclude Legambiente, “devono diventare la stessa equazione”.