Il mare non bussa più: entra. E lungo la costa ferrarese lo fa con una regolarità che trasforma l’erosione da problema stagionale a questione di sopravvivenza turistica.
Se c’è un tratto di Adriatico dove il rischio di vedere sparire prima di altri le spiagge – e con loro pezzi di economia locale – è concreto, quello è il sistema dei lidi comacchiesi.
In particolare a nord, tra Lido di Volano e Pomposa, l’arenile si assottiglia anno dopo anno, fino a lasciare in alcuni punti poche decine di metri utili. Troppo poco per reggere l’urto di scirocco e acqua alta, anche quando non si tratta di mareggiate eccezionali.
Gli operatori parlano di stabilimenti finiti sott’acqua più volte nell’arco di pochi anni, di attrezzature da spostare, di strutture da difendere con soluzioni tampone. È un campanello d’allarme che racconta un futuro già presente: quando la spiaggia non è più una barriera naturale, la costa diventa vulnerabile e l’offerta turistica si restringe. Ombrelloni e file di lettini cedono spazio a onde che arrivano dove prima c’era sabbia; i margini di manovra si riducono e la programmazione della stagione estiva diventa un’incognita.
Qui, più che altrove, la sensazione è di essere davanti a un “punto di non ritorno”: senza interventi strutturali e continui, come i ripascimenti e opere di protezione adeguate, i lidi ferraresi rischiano di diventare le prime località balneari a perdere la loro risorsa principale.
Non è solo un tema ambientale, ma un nodo economico e sociale: lavoro, investimenti, identità del territorio. Per questo la richiesta agli enti locali e regionali è chiara: agire subito, perché ogni inverno che passa lascia meno spiaggia di quello precedente. E quando la sabbia finisce, finisce anche la vacanza.