Una nuova pronuncia della Corte d’Appello di Bologna riaccende le speranze degli ex azionisti della Cassa di Risparmio di Cesena che avevano visto azzerarsi il valore dei propri titoli dopo la crisi dell’istituto.
I giudici hanno confermato il diritto di un risparmiatore a ottenere il rimborso integrale dei 20mila euro investiti, ma soprattutto hanno chiarito un punto decisivo: il termine di prescrizione di dieci anni non parte dalla data di acquisto delle azioni, bensì da quella del default, collocata a metà aprile 2016.
Questo orientamento apre una finestra temporale per chi non ha ancora avviato azioni legali: c’è tempo fino ad aprile 2026 per far valere le proprie ragioni. La decisione si inserisce in una linea giurisprudenziale rafforzata anche da recenti pronunce della Cassazione e riguarda le modalità con cui furono collocati i titoli, ritenute illegittime per violazione degli obblighi informativi.
Secondo i giudici, infatti, non sarebbe stato adeguatamente comunicato il carattere illiquido delle azioni, soggette a vincoli di smobilizzo e prive di reali garanzie di vendita, oltre al fatto di non essere quotate in Borsa.
Il Comitato Difesa Risparmiatori, che ha già assistito alcuni azionisti in cause concluse con esito favorevole, invita chi non si è ancora mosso a inviare entro fine marzo 2026 una raccomandata alla banca per interrompere la prescrizione e conservare il diritto al risarcimento. Successivamente sarà possibile valutare l’azione civile con un legale, presentando documentazione che attesti il possesso dei titoli, gli ordini di acquisto e gli estratti conto.
Dopo anni di incertezza, per molti risparmiatori si tratta di un’ultima occasione concreta per tentare di recuperare quanto perduto.