Il consiglio comunale che avrebbe dovuto archiviare vent’anni di scontri e veleni sull’ex Colonia Veronese resuscita invece antichi fantasmi. L’Aula discute la rimodulazione dell’accordo di programma per il Grand Hotel Da Vinci, ma il confronto politico si arroventa quando Fabio Bandieri prende la parola e chiama in causa la gestione giudiziaria del dossier. Il capogruppo della lista civica non gira intorno alla questione: «Vi siete costituiti parte civile contro Buda per colpire e annientare un avversario politico. Altro che tutela dell’interesse pubblico». Il consigliere ripercorre passaggi e toni di stagioni calde e sostiene che, quando emersero le prime difformità, «fu l’amministrazione di centrodestra ad avviare un percorso con la proprietà»; poi lancia un dardo che incendia l’intero dibattito: «Quando vi siete costituiti parte civile — ha detto Bandieri rivolgendosi alla giunta Gozzoli — sostenendo che il sindaco Buda aveva creato un danno d’immagine alla nostra città, l’avete fatto solo per liberarvi di uno scomodo avversario politico. La verità è che è stato solo grazie alla nostra amministrazione e al compianto Tonino Batani se Cesenatico oggi può contare sul primo ed unico cinque stelle della nostra provincia».
A quel punto prende la parola il capogruppo del Pd Mario Drudi: «Gli attacchi politici personali – replica Drudi – non aiutano il confronto. Ognuno ha la propria storia, ma noi, su quel processo, non abbiamo mai rilasciato dichiarazioni né in Aula né ai mezzi di informazione. Ricordo che le vicende giudiziarie che hanno coinvolto amministratori della città negli ultimi vent’anni non sono state una sola, ma due (Drudi si riferisce alla scissione di Gesturist). In quell’altra circostanza non ho visto silenzi da parte del centrodestra: ho sentito prese di posizione in Consiglio, dichiarazioni sulla stampa e — cosa ancor più discutibile — un evento pubblico al Teatro Comunale di Cesenatico per rappresentare i presunti “misfatti” legati alla scissione di una società partecipata; iniziativa cui presero parte esponenti politici locali e consulenti del Comune. Per questo considero inaccettabile l’attacco del consigliere Bandieri: noi quel metodo non lo abbiamo mai utilizzato”. Poi un concetto chiaro per ribadire la paternità dell’operazione: “Un’amministrazione di centro-sinistra ha avviato nel 2004 l’accordo di programma; altri hanno gestito la realizzazione dell’hotel, con l’emergere di problemi rilevanti. Oggi, un’amministrazione di centrosinistra chiude la vicenda, restituendo certezze al soggetto privato e alla città, e garantendo i benefici pubblici previsti dal programma».

Poi prende la parola il diretto interessato, Roberto Buda: «Respingo la rappresentazione proposta dal consigliere Drudi — secondo cui “voi sareste i bravi e noi i dilettanti” — e invito a riascoltare i resoconti dei Consigli, dove su questa vicenda sono state pronunciate parole pesanti anche da altre parti, altro che silenzio! Ricostruisco brevemente: il percorso parte prima del 2004. Fu grazie al Sindaco Damiano Zoffoli — e non l’ho mai negato — se si avviò la strada che portò all’accordo di programma per il recupero della Colonia Veronese a destinazione turistica, in coerenza per altro con la legge regionale. L’obiettivo prioritario era rimuovere il degrado in un punto strategico della città e riportare un intervento di qualità. Negli anni successivi ci furono tanti passaggi di proprietà: sulla carta, infatti, l’accordo diceva cose condivisibili, ma era irrealizzabile nelle sue condizioni. Da qui le difficoltà di attuazione. Divenuto Sindaco, incontrai l’imprenditore Tonino Batani, intenzionato a realizzare un albergo a 5 stelle in una fase economica difficile. Sin dal primo confronto emerse un nodo: il parcheggio sul fronte mare era una soluzione anacronistica. La proposta fu di spostarlo; i dirigenti chiarirono che serviva una modifica sostanziale dell’accordo, quindi il passaggio in Consiglio comunale. A questo si aggiunsero altri temi progettuali (ad es. centro congressi e distribuzione delle camere), con l’idea di riorganizzare i volumi senza penalizzare il fronte mare. Questo è il contesto in cui è nata la rimodulazione: non per favorire qualcuno, ma per rendere attuabile l’intervento, coerente con l’interesse pubblico e con l’evoluzione della città”.
Infine, l’intervento del sindaco Matteo Gozzoli che non si è sottratto alla polemica innescata da Bandieri: “Ritengo doveroso che, quando il Comune viene chiamato come parte lesa, ci si costituisca parte civile a tutela della collettività. Così abbiamo operato, senza cavalcare vicende giudiziarie né in campagna elettorale né nell’attività amministrativa: abbiamo semplicemente rappresentato l’Ente nelle sedi opportune, tramite i nostri legali. Così ci siamo comportati e così ci comporteremo sempre in casi analoghi”. Poi la chiosa finale: “E’ stato un percorso importante ma molto oneroso, fatto di ore, giorni e mesi di lavoro tecnico, legale e amministrativo su un caso con pochi precedenti nel territorio. Come parte politica abbiamo chiesto condizioni e garanzie; il ringraziamento va alla struttura comunale, a partire dall’Ing. Chiara Benaglia e a tutte le collaboratrici e i collaboratori. Senza questo lavoro oggi non saremmo qui”.