La geografia giudiziaria del procedimento si allarga e abbraccia pure la costa: due imputati sono di Cesenatico e le loro storie si intrecciano con quelle, numerose, emerse nelle ultime udienze. La tesi dell’accusa è nota: negli ambulatori del medico ravennate Mauro Passarini si sarebbero praticate inoculazioni inefficaci o eccessivamente diluite, finalizzate soprattutto all’ottenimento del green pass. I difensori replicano che molti assistiti si presentarono per vaccinarsi davvero, come dimostrerebbero talvolta i successivi esiti sierologici, e che ogni posizione va valutata nel merito.
L’udienza più recente è stata dedicata agli esami richiesti dagli imputati. Dei 17 che avevano chiesto di parlare, solo quattro si sono presentati: il giudice Natalia Finzi ha preso atto della rinuncia di dodici e, su richiesta del pm Angela Scorza, ha disposto verifiche su un’autocertificazione prodotta da un tredicesimo assente. Tra chi ha deposto c’è l’ex consigliere comunale di Ravenna Gianluca Palazzetti, che ha ripercorso le due dosi ricevute tra fine estate e inizio autunno 2021 (una a Marina di Ravenna, l’altra a Ravenna), spiegando di essersi rivolto a Passarini “senza appuntamento” dopo averlo saputo in sala d’attesa. Ha depositato anche un test del 7 maggio 2022 con “anticorpi attivi”, rilievo che la Procura considera poco significativo per la distanza temporale.
Un altro imputato ha raccontato di essersi vaccinato il 7 ottobre 2021 con richiamo a fine mese: convocato poi in Questura, al primo test risultò negativo e gli fu revocato il green pass; un secondo prelievo del 1° dicembre diede invece esito positivo. Dinamiche simili, con oscillazioni degli anticorpi e ricordi non sempre sovrapponibili, compongono il mosaico probatorio che il Tribunale sta cercando di mettere a fuoco.
Sul fondo resta la posizione del medico: Passarini, arrestato nel novembre 2021, ha patteggiato due anni per falso, peculato (per l’appropriazione di tredici fiale Pfizer) ed evasione. Il processo attuale non riguarda più la sua responsabilità penale – già definita – ma le condotte dei 98 presunti beneficiari. Per i due cesenaticensi, come per tutti gli altri, l’esito passerà dalla ricostruzione puntuale: chi ha davvero ricevuto il vaccino? In quali condizioni? Con quali prove oggettive?
Le prossime udienze serviranno a sciogliere questi nodi, tra acquisizioni documentali, ulteriori esami e valutazioni sui test sierologici. Solo allora il Collegio potrà tracciare la linea di demarcazione tra chi – secondo l’accusa – ha consapevolmente cercato scorciatoie e chi, invece, rivendica di essersi vaccinato regolarmente.