Doveva essere l’ennesima comparsata ad alto tasso di provocazione nello stile inconfondibile della “Zanzara”, ed è invece finita in modo turbolento, quasi inevitabile per un programma che da sempre frulla polemiche, linguaggi estremi e toni spesso sopra le righe.
Ma non tutti, evidentemente, sono disposti ad accettare quel registro fino in fondo. E così la partecipazione di Mirko Pavirani, uno dei soci del futuro ristorante cesenaticense “Mignotta Maledetta”, rischia ora di trasformarsi in una querela.
Dopo l’intervento telefonico nella puntata andata in onda il 16 marzo (clicca qui), Pavirani – che si è sentito insultato e offeso – ha messo nero su bianco la sua reazione con una richiesta formale indirizzata alla trasmissione e in particolare a David Parenzo: pubbliche scuse nella puntata successiva, rettifica delle parole ritenute offensive e diffamatorie, altrimenti – scrive – si procederà per vie legali. Una presa di posizione netta, che alza ulteriormente la temperatura di una vicenda già diventata rovente ben prima dell’apertura del locale.
Il punto, del resto, è che l’affaire “Mignotta Maledetta” ha ormai ampiamente superato i confini di Cesenatico. Nato come polemica locale sul nome scelto per il nuovo ristorante affacciato sul porto canale, il caso è esploso sui social, ha acceso il dibattito politico e culturale ed è stato ripreso da testate locali e nazionali. Da Cruciani a Dagospia, dal Messaggero a Il Mattino, fino a Open e Fanpage, sono state tantissime le testate che, in vario modo, si sono occupate della vicenda.
C’è poi il dettaglio che rende questa storia perfettamente coerente con la logica del personaggio e del caso mediatico: nella lettera, Pavirani non si limita a chiedere le scuse. Invita anche Parenzo e Giuseppe Cruciani a essere suoi ospiti al ristorante. Una mossa che, letta in filigrana, è insieme provocazione, gesto di distensione e colpo di marketing. Perché mentre infuria la polemica, il marchio Mignotta Maledetta continua a macinare visibilità, curiosità e pubblicità (gratuita).
In fondo è proprio questo il paradosso della vicenda: più cresce lo scandalo, più cresce la notorietà del locale. E così quella che sembrava una polemica paesana si è trasformata in un caso mediatico nazionale, sospeso tra libertà di provocare, vittimismo e abilissima auto-promozione.
Se finirà davvero in tribunale si vedrà. Di certo, sul piano della risonanza pubblica, il ristorante di Cesenatico ha già vinto la sua partita: far parlare di sé, ovunque.
