22 Settembre, 2026 Cesenatico

Fumo, in arrivo i rincari: accise più alte, ma zero soldi alla sanità 

Da gennaio i prezzi di sigarette e tabacco potrebbero imboccare una salita. Il Ministero dell’Economia lavora a un piano di rincari progressivi delle accise a partire dal 2026: incrementi fino al 2028, quando l’aumento cumulato arriverebbe a circa 1,5 euro a pacchetto. 

L’obiettivo è adeguarsi alle nuove indicazioni europee salvaguardando un gettito che vale circa 15 miliardi l’anno. Meno toccati: sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, sempre più diffusi tra i giovani. Nel triennio 2026-2028 i ritocchi sarebbero graduali con aumenti annuali resi noti in anticipo.

Resta un interrogativo: perché, nonostante le difficoltà del Servizio sanitario nazionale, non si prevede di destinare una quota vincolata di queste entrate alla salute? In Italia i fumatori sono 12 milioni e 93mila i decessi l’anno. 

Dopo il calo seguito alla legge Sirchia, la prevalenza è stabile, anche tra i giovani. La comunità scientifica chiede da anni una ‘tassa di scopo’ o almeno fondi certi per prevenzione, cessazione e screening: tema rilanciato in passato anche da Beatrice Lorenzin e, prima, da Umberto Bossi, senza esiti.

Restano inoltre dubbi sul trattamento di favore per le nuove forme di fumo, che la letteratura recente indica tutt’altro che innocue. Se e quando le accise saliranno, la credibilità della misura passerà da qui: destinare in modo trasparente una parte significativa del gettito al rafforzamento del Sistema Sanitario Nazionale, a programmi anti-fumo e alla ricerca indipendente. Altrimenti sarà solo fare cassa.

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