Concessioni demaniali e gare alle porte: il contenzioso tra Comune di Cesenatico e “Chino Local Beach” approda in Cassazione, ma con un nodo che nel giro di pochi mesi potrebbe diventare più rilevante della stessa battaglia legale. Nelle procedure di assegnazione delle concessioni marittime, infatti, le regole e i requisiti richiesti alle imprese puntano a presentare operatori “in regola” nei rapporti con la pubblica amministrazione e, nella pratica, la presenza di contenziosi pendenti con l’ente concedente rischia di trasformarsi in un elemento di criticità, da chiarire e sanare in tempi rapidi per non compromettere la partecipazione e la continuità aziendale.
È anche per questo che, al di là del percorso giudiziario, la vicenda sembra destinata a cercare uno sbocco pragmatico: un accordo che chiuda la partita senza lasciare strascichi, evitando che una disputa su indennità e lievi difformità finisca per pesare sul futuro della concessione.
La storia parte nel 2021, quando l’Agenzia del Demanio avviò un’attività di vigilanza sul litorale che portò all’ispezione di alcuni stabilimenti balneari. Dopo i sopralluoghi, per una parte delle strutture vennero rilevate leggere difformità e venne chiesta l’attivazione della procedura per il ripristino dello stato dei luoghi. Il procedimento proseguì con le memorie degli interessati e con gli accertamenti sull’avvenuto ripristino. A conclusione dell’iter, l’Ufficio Demanio del Comune definì per ciascuno degli stabilimenti coinvolti un’indennità risarcitoria, calcolata secondo l’articolo 8 del decreto-legge 400/1993, convertito nella legge 494/1993 (norma richiamata per disciplinare il ristoro dovuto in relazione a innovazioni non autorizzate in ambito demaniale).
Nel dicembre 2022 la Cooperativa Stabilimenti Balneari di Cesenatico chiese, per conto degli associati interessati, una proroga dei termini di versamento delle indennità fino al 31 gennaio 2023. La richiesta venne accolta, ma allo scadere del nuovo termine tre concessionari non versarono quanto dovuto. Tra questi la società “Chino Local Beach S.a.s. di Bravetti Luca & C.” che, convinta del proprio operato, scelse la via giudiziaria per contestare gli addebiti e, in parallelo, per sostenere l’incostituzionalità dei precetti normativi richiamati dall’amministrazione.
Il primo passo fu un ricorso al Giudice di Pace di Forlì, notificato a metà maggio 2023. La causa però non entrò nel merito: con sentenza dell’8 aprile 2024 il Giudice di Pace rigettò per difetto di giurisdizione, ritenendo quindi il giudice adito non competente a decidere la controversia.
La società, a quel punto, impugnò la decisione e propose appello al Tribunale di Bologna, chiedendo la riforma del rigetto. Anche in secondo grado l’esito è stato negativo: il Tribunale si è pronunciato il 9 luglio 2025 respingendo l’appello. Nonostante il doppio stop, la società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per ottenere la riforma della decisione del Tribunale.
A quel punto il Comune di Cesenatico ha deciso di non restare spettatore. Con una delibera di Giunta del 19 novembre 2025, l’esecutivo ha autorizzato la costituzione in giudizio dell’ente nel procedimento di Cassazione, affidando il servizio di tutela legale e assumendo gli atti di spesa. Ora la parola passa alla Suprema Corte, chiamata a chiudere una vicenda iniziata con controlli amministrativi e sfociata in un contenzioso che intreccia ripristini, indennità e contestazioni di legittimità costituzionale.
Resta però l’aspetto più “urgente” sul piano pratico: con le gare per le concessioni che incombono, un contenzioso aperto con l’ente pubblico concedente rischia di diventare un ostacolo che nessuno può permettersi di trascinare a lungo.
Per questo, indipendentemente dagli esiti della Cassazione e dai tempi fisiologici del giudizio, la sensazione è che la partita dovrà essere necessariamente ricomposta in tempi ragionevoli, attraverso una soluzione che metta al riparo entrambe le parti da ulteriori incertezze.
In questo scenario, l’ipotesi di un accordo extragiudiziale – o comunque di una definizione concordata della posizione – appare come l’uscita più lineare per evitare che una disputa su indennità demaniali finisca per pregiudicare, per un dettaglio amministrativo, la stessa prospettiva di gestione della concessione.