Secondo il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone la trasmissione Report “vorrebbe impedire al governo di centrodestra di governare”. È l’accusa più antica e pigra contro chi fa domande scomode: anziché rispondere ai fatti, si prova a screditare chi li porta alla luce. Ma un potere che teme le inchieste non chiede trasparenza, pretende silenzio.
Chiamare “mozione a tutela del buon giornalismo” un atto che nasce contro una redazione specifica è un rovesciamento orwelliano. Il vero giornalismo non è quello che blandisce il potente di turno, è quello che ne verifica decisioni, relazioni, omissioni. Report lavora – da sempre – con documenti, testimonianze, atti ufficiali: se qualcosa è falso, si smentisce nel merito, non con la claque parlamentare.
Mollicone finge di difendere pluralismo e imparzialità mentre indica un bersaglio preciso (Sigfrido Ranucci), alimentando l’idea che chi indaga sui rapporti tra politica, Authority e grandi interessi economici sia “contro il governo”. No: è contro l’opacità, contro i conflitti di interesse, contro le zone franche del potere. Esattamente ciò che dovrebbe pretendere per primo un legislatore serio.
È pericoloso che un esponente della maggioranza trasformi la Commissione e l’Aula in un tribunale politico dei giornalisti. Si manda un messaggio chiaro a tutto il servizio pubblico: se tocchi i nervi scoperti del potere, verrai messo alla gogna da chi dovrebbe garantire le condizioni per farti lavorare. È un avvertimento, non una difesa della qualità dell’informazione.
Il servizio pubblico appartiene ai cittadini, non ai partiti. Report, con tutti i suoi possibili errori e limiti, negli anni ha raccontato ciò che altri tacevano: appalti, affari, scandali, connivenze.
Se davvero FdI avesse a cuore il buon giornalismo, chiederebbe norme contro le querele bavaglio, più risorse per le inchieste, totale trasparenza sulle Authority. Invece prova a ribaltare la realtà: il problema non sono le ombre sul potere, ma chi le mostra.
Giù le mani da Report. Chi confonde controllo democratico con ostilità al governo non difende le istituzioni: le indebolisce.